delle bestemmie familiari
Premessa: io odio i debiti, anzi, io ho un problema di ansia con i debiti. Non so perché. Forse sono fatta così io, forse vedere gli agenti che venivano a pignorarci la roba in casa da piccola mi ha traumatizzato, chi lo sa.
Succede che come faccio più o meno una volta l’anno, in genere quando invio il precompilato, entro anche nel sito dell’agenzia entrate riscossione per verificare sia tutto a posto. Più o meno un mese fa entro nel sito e trovo una cartella. Guardo e scopro che è un IMU non pagato della “mia” baita risalente al 2020, prima che io ne ereditassi un terzo alla morte di mio padre. Non capisco se la cartella si riferisce al mio terzo o a tutto insieme, cercherò poi di scoprirlo. Intanto invio notifica a mia madre dicendole che risulta un problema con l’IMU del 2020 della baita. Lei mi insulta e mi dice che lei gli IMU li ha pagati tutti, che mi invento le cose, che sarà un problema dei miei pagamenti (tutti successivi visto che nel 2020 la baita non era mia). Mi manda una ricevuta di pagamento dell’IMU di quell’anno (lamentandosi che deve cercarla nei documenti). A questo punto chiamo il comune che ha emesso l’avviso. Mi chiedono di richiamare perché è il sindaco che gestisce queste cose (giuro). Richiamo il lunedì successivo e il sindaco mi spiega tutto: risulta un IMU pagata da 94€ (la ricevuta che ho in mano io) ma l’IMU quell’anno era di 106€, quindi mancava una parte. Dopo un tot la pratica passa da loro ad agenzia delle entrate quindi loro non hanno più in mano la gestione e non possono fare niente. Gli chiedo perché la pratica non è il mio terzo ma tutto, e mi spiega che spesso in questi casi viene mandata la richiesta a tutti gli eredi nell’aspettativa che uno si assuma l’onere di pagare in accordo con gli altri (geniale).
Chiamo mia madre e le spiego tutto. Mi insulta e mi manda una ricevuta di un IMU da 106€ dicendo che lei l’aveva pagata, che io mi invento le cose, che sono impazzita. Guardo la ricevuta, la data è del 2026. E’ l’MU di casa sua di quest’anno. Non c’entra niente. La richiamo e glielo dico. Giù insulti. Lei non ha ricevuto nessun avviso, lei ha pagato tutti i bollettini dell’IMU che ha ricevuto quindi lei è sicuramente in regola, lei! (ma guarda che non arriva nessun bollettino per l’IMU, giù insulti). La conversazione finisce qua.
Il lunedì dopo al mattino, mentre lavoro, mi arriva un SMS da lei “manda quello che hai ricevuto a questa mail”. Invio, fallisce per destinatario non trovato. Le dico che l’email è sbagliata, ne manda un’altra. Invio fallito. Ne manda una terza, invio fallito. La cerco online desumendola dai tre tentativi, la metto, invio la mail, la metto in copia, spiego tutta la vicenda.
Passa un mese. Il CAF mi risponde di andare a pagare la cartella crendedo di parlare con mia madre. Bene ma non benissimo. Secondo loro prendo il prospetto e lo vado a pagare io.
Ma io non ho nessuna intenzione di pagare. Io quella baita la volevo comprare. L’ho chiesto per anni. Non mi è mai stato concesso. Quando è diventata solo un IMU da pagare e mio padre è morto, d’improvviso me la volevano regalare. Ah, care mie! Adesso vi attaccate al cazzo. Sono passati 10 anni, ora per ristrutturarla serve il doppio, e in ogni caso per principio adesso vi attaccate al cazzo. Non concedo nemmeno di venderla. Quell’IMU risale a un anno in cui manco mi parlavate assieme, quindi esattamente cosa vuoi da me? La prossima volta ti prendi un CAF che sa fare i conti.
Chiamo mia madre e le ripeto che deve andare all’agenzia delle entrate e chiedere la sua posizione debitoria (e quella di mia sorella, altra erede). Dice che devo pagare io, che lei non sa come fare, che devo aiutarla. “non capisco tutto questo astio”. Le dico che io non devo aiutare proprio nessuno, che non è un problema mio, che il debito è il suo, e che si arrangi. Volano i soliti paroloni. Le ricordo che l’astio è perché è una madre di merda.
Sbollisco e le mando un messaggio whatsapp con scritto come ottenere la propria posizione debitoria dicendo che se mi mandano questo documento per lei e mia sorella che dimostra che loro la cartella non ce l’hanno, procederò io. “non so accedere al cassetto fiscale” (quiz: problema mio?) “vai all’agenzia delle entrate” “bisogna prendere appuntamento” (in tutto ciò è passato un mese eh) “sono già stata e mi hanno detto che non risulto” “dovevi farti rilasciare il documento” “prenderò appuntamento”.
Tutto finito qui, no?
No. Un’ora dopo mi chiama mia zia che inizia la telefonata urlandomi in faccia che io non devo permettermi di parlare così a mia madre. E condisce il tutto con un fantastico “ti fai sentire solo quando c’è bisogno di soldi”. A me, a me porco dio. A me che da quando ho compiuto diciotto anni non ho ricevuto un euro da sta famiglia di merda. Che mi sono dovuta arrangiare a fare tutto da sola, dall’agenzia delle entrate alla richiesta di residenza alle malattie all’ufficio postale aperto solo in orario da lavoro. A me vieni a dire una cosa del genere? Serve a poco poi scusarsi dopo. La frase ormai è detta. Ripeto le stesse cose: basta che vadano all’agenzia delle entrate a farsi dare il prospetto. Se non risulta, procederò a pagare. “Ma non sappiamo come fare” “dovete andare all’agenzia delle entrate” “eh ma bisogna prendere appuntamento” “e prendetelo” “non sappiamo il numero”. Zia, sul serio? A questo siamo arrivati?
Finita qui?
No. Tre giorni dopo arriva un messaggio di una mia cugina, che non mi ha MAI scritto se non per robe di circostanza. Ultimo messaggio: 2024.
“Ciao Angelica. Come stai?. Ti scrivo riguardo quella correzione di 22 euro e rotti dell imu della baita. Per caso hai ricevuto anche un bollettino o un f24 da pagare? Perché non ne veniamo a capo. Sei stata l unica a ricevere l avviso.”
Io boh. Mi complimento per la scelta di completare la faida familiare (perché ti stai intromettendo in una cosa in cui tu non c’entri un cazzo) e le inoltro con screenshot i messaggi inviati a mia madre che dicono, ripetiamolo insieme ancora una volta “devi farti fare il prospetto all’agenzia delle entrate e se risulta che non avete la cartella procederò io”.
Mi chiama, non mi lascia parlare, e comincia con la stessa solfa di mia zia “per 20 euro pagali tu”. Le chiedo qual è il problema di fare quello che ho detto. “eh non sappiamo cosa fare”. Ma hai letto quello che ti ho scritto, cugina? “no”.
Poi si lamenta del tono con cui le ho risposto, mi consiglia di rivedere il mio atteggiamento e chiude con “buona vita”. Per poi mandarmi un messaggio dove dice che le dispiace “per tutta la rabbia che provo”.
C’è stato un momento in cui siamo passati da “cazzi tuoi l’avviso l’hai ricevuto tu” ad “devi aiutarmi”, e in mezzo non c’è stato niente se non insulti, e tutta questa “gente” si aspetta che io passi da uno scenario all’altro e lo faccia pure sorridendo e fischiettando.
Sto andando dalla psicologa per gestire meglio queste situazioni. Spoiler: non è la rabbia il problema! Quella pare sia sacrosanta. E’ il continuare a essere bersaglio di questi atteggiamenti, il problema, e il mio restarci sotto perchè uscire da queste meccaniche familiari è difficile anche per una stronza come me. Ma ci sto lavorando, state sereni zii, cugini e zoo vario.
Ah, ciliegina sulla torta: in tutto ciò, la mia cara zia sa che devo operarmi a breve e che sono parecchio malata.