delle foche e delle balene

Voi lo sapevate che se ordinate delle scarpe dall’America, da Amazon ad esempio, delle scarpe tipo quelle che ieri ho ordinato io, quando queste arrivano dopo tipo 3 minuti alla dogana italiana ti mandano da compilare un documento dove, sotto la tua assoluta responsabilità, confermi che non sono fatte di animali protetti, di cani, di gatti e che per farle non sono stati usati olii di balena e robe di foca? E io, come dovrei saperlo come sono state fatte?! Magari sfruttando un bambino cinese, ma quello andrebbe bene secondo le nostre leggi
Continuo a pensare che prima di preoccuparsi dei cuccioli di foca, le persone dovrebbe preoccuparsi delle persone stesse, visto che c’è chi viene trattato peggio di una foca bastonata.

6 commenti

  • marida ha detto:

    però le scarpe sono bellissime!!!!!!!!!!!!!

  • efraim ha detto:

    Naturalmente hai ragione, solo che non si può in un regime di mercato, più o meno democratico. Non è la nostra legge: è l’Organizzazione Mondiale del Commercio che impedisce di vietare lo sfruttamento. Ma se ci pensi, è logico: non è che il mercato permette lo sfruttamento: ci si fonda. Il profitto, o plusvalore, o guadagno, o lucro o quel che ti pare è comprare a meno per vendere a di più, il che significa guadagnare di più facendo guadagnare di meno gli altri (produttori e clienti) riuscendo a costringerli o convincerli che è meglio per loro. Questo non è un accidente, ma il motore e il carburante di questo sistema.
    Allora siamo condannati? Non credo proprio. Né penso che l’alternativa sia il socialismo di stato, dove tutti guadagnano quello che decide lo stato che così distrugge tutto, né che possa essere il comunismo realizzato, o l’anarchia, in cui tutti danno tutto gratuitamente per fare il meglio per tutti e tutto ricevono senza costrizione alcuna: a me piacerebbe pure eh, ma non credo che potrebbe funzionare se non in cerchie di persone particolarmente sagge e libere e sono certo che costringere tutti a vivere così, oltre a essere impossibile, sarebbe atroce.
    Però si possono premiare gli operatori economici, invece che in base a quanto riescono a guadagnare o a far guadagnare i propri padroni, ma in base al bene sociale prodotto per quanto di obiettivo si può vedere e per la soddisfazione dei fruitori per il resto.
    I feed esistono già ed è facile immaginare come si potrebbe far funzionare in modi si potrebbero implementare e integrare con dati inequivocabili, facendo guadagnare chiunque in base al bene che fanno a tutti, come tutti ritengono meglio, ma mai di più e senza che possano imporsi e appropriarsi delle possibilità pubbliche che altri potrebbero sfruttare meglio.
    Certo, c’è bisogno di partire da basi un po’ diverse, di costruire delle società fatte in un modo nuovo che inizino a funzionare così in modo comodo e performante, ché se sono davvero migliori possono ben diffondersi e affermarsi. Ma prima di tutto ci sarebbe bisogno di pensarci.

  • Stefano ha detto:

    Il fatto è che lo sfruttamento dei nuovi entrati nel “sistema” (siano essi bambini, balene, foche, etc..) è proprio quello che remunera chi già è dentro ad esso da tempo. Questo sistema camperà fintanto che vi sarà gente disposta a fare carte false per entrare nel cosiddetto mondo del benessere, quando queste risorse umane saranno terminate, farà un bel “flop” e sarà grosso. Che dire, efraim propone di sostituire il ROI con il ROE, cambio che potrebbe già fare anche lo Stato con delle politiche perequative. Accanto a ciò bisognerebbe pensarci già da ieri a come gettare le basi di una società più equa, magari con meno accentrazione di potere ed un sistema premiante che non indebita le generazioni future. Se non altro avremo già qualche alternativa quando il sistema oggi in vigore farà Caporetto.
    Non sarà certo una dichiarazione alla Dogana che cambia le cose e ritengo fastidioso che la responsabilità di politiche scellerate sia ribaltata sul singolo, che non riesce a sapere manco cosa sta indossando. E’ anche vero che ogni giorno scegliamo. Come? A volte, basta dire “NO”.

  • efraim ha detto:

    Bel commento, Stefano; se a anija non spiace, vorrei rispondere su alcune cose.
    In effetti, il problema della insostenibilità di questo sistema una volta compiuto il processo di globalizzazione è quello che dici. A dire il vero, però, la mia proposta non è precisamente quella che dici, neanche se si considera un ROS nazionale e globale, ma la direzione è quella. Solo che non penso si possa fare in un contesto di poteri strutturati come nelle democrazie di mercato. Secondo me le cose possono cambiare solo come cambiano le cose al mondo, nella natura e nella storia: l’evoluzione non avviene per rivoluzione, né riforma, ma per soppiantamento: nasce una forma di vita o una variazione genetica più adatta all’ambiente e, se lo è, lo strappa a quelle che erano più adatte prima. Anche il capitalismo e tutte le sue varianti hanno fatto così.
    La buona notizia è che l’ambiente delle forme sociali siamo noi.
    Si tratta di capire cosa si può fare così e cominciare.

  • fede ha detto:

    assolutamente d’accordo. e noto anche un rapporto sinistro tra la spiccata misantropia di alcune persone e il loro amore sviscerato per i peluche a quattro zampe. che va bene eh, intendiamoci, ma se magari 5 dei minuti che dedichi a postare video di adorabilissimi micetti li dedicassi anche a quel cane di tuo nonno chiuso in un ospizio… ecco.
    molti molti saluti, fede
    nota frivola a piè di pagina: diiiiio che belle scarpe!

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