delle cose di cui volevo scrivere

Partiamo dalla prima, che è una cosa a cui sto pensando da mesi.
Io non lo so, cosa mi aspettavo dalla vita, e non so nemmeno dire quanto sono cambiata in questi anni. E non so se tutto questo è un residuo dell’ultima vacanza – e per chiarire, ogni volta che vedo una foto di Kuala Lumpur, o di Penang, a me viene il magone, e ho scoperto che pure il clima mi manca nonostante io soffra moltissimo il caldo – o se è perché ho esaurito le forze e la voglia, ma se lui mi chiedesse accettasse di vendere tutto, macchina, oggetti, lasciare il lavoro, prendere la liquidazione e i risparmi e comprarci una casetta in un qualche paese sperduto tra le montagne tipo Tibet, Bhutan, io lo farei subito. Andare là a lavorare il minimo necessario per vivere, perché non ci sono strade in cui portare scarpe da 160€ o vestiti eleganti, non c’è niente di costoso di cui sentire la necessità com’è invece la vita qua.
Sogno questa vita dove al pomeriggio sei sul divano a leggere, o a fare una passeggiata, e il tempo è troppo. Non è per pigrizia, non è perché sono stanca di lavorare. Io lavorerei anche di più, se mi pagassero in tempo. A me dispiace di non poter fotografare i fili d’erba al tramonto, di non poter passare un pomeriggio con lui sul divano senza che questa sia un’occasione speciale. Credo ci sia qualcosa di profondamente sbagliato e infelice nel nostro metodo di vita. Arrancare per una settimana in attesa di un weekend che poi non arriva, perché si lavora anche quello. Sono stanca e sfiduciata di questa società, della politica, delle persone – soprattutto delle persone – dei modi, del quotidiano. Non riesco a capire come le generazioni prima delle nostre abbiano permesso che la vita loro, e nostra di conseguenza, si mettesse su questi binari senza uscita senza battere ciglio, senza vedere che abominio fosse.
Credo sia la prima volta nella mia vita in cui sento questo genere di rigetto; io sono più per l’idea di cercare di far funzionare quello che si ha, non cercare altro e se me lo chiedo, continuo ad esserlo. Ma comincio a pensare che tutto questo non lo si possa proprio far funzionare.

3 commenti

  • efraim ha detto:

    Sono d’accordo, credo che tu lo sappia, tranne che scarpe da 160 euro le trovo demenziali anche qui, anche e soprattutto perché mi indicano i passi di una persona che è d’accordo con tutto quello che critichi in questo post – ma poi ci si sbaglia e si trova un cuore libero anche sotto una marchio con la maglietta appiccicata sotto, è solo indicativo.
    Sono d’accordo, ma non sullo scappare: personalmente sarei tornato ai Caraibi, ma lì la marea nera sta già arrivando. Certo che allora bisognerebbe… e, infatti, già sai…
    Però, sulla domanda di fondo, su quella di come sia possibile che gli umani abbian partorito un modo tanto disumano – e disanimale pure – di condurre le proprie vite, credo che la risposta sia contenuta nell’errore capitale di prendere i verbi per cose. In particolare il termine “potere”: il verbo più bello del mondo, il sostantivo più abominevole. La possibilità di ogni possibilità in se stessa in atto insieme l’uno; l’altro la negazione non solo delle possibilità, ma delle realtà altrui, addirittura della propria, per asservire tutto alla crescita non del proprio bene personale, ma del proprio potere.

    Il guaio è che non basta capire che i beni che possiamo comprare col potere non sono il nostro vero bene, anzi, lo negano – ci voglion un’intelligenza e una sensibilità fuori dal comune e intanto il comune si riempie di Prodi e Berlusconi – bisogna trovare il modo di offrirli a chi merita, invece che a chi ha potere, indicandoli noi, i meriti; così solamente si può disinnescare l’innesto di questa specie di cancro…

    • anija ha detto:

      Non credo siano gli umani in toto ad aver partorito questo stile di vita. E’ il nostro paese, l’Europa, parte dell’America (ma non tutta). Credo che sia una conseguenza di guerra e dopoguerra. Lavorare va bene, io penso davvero che il lavoro sia necessario per non impazzire, per molte persone (tra le quali anche io). E’ che qua, oggi, ci si deve spaccare la schiena almeno in due su una famiglia di due persone, otto ore al giorno, due ore di viaggio, per stipendi che sono pure alti! eppure non si vive poi nella ricchezza.
      In Australia non è concepito lavorare dopo le 5 di sera. Ci sono posti dove lavora una sola persona e con un buon impiego si vive in un lusso discreto. Qua non è così.

  • sara* ha detto:

    ti leggo sempre silenziosamente, concordo in tutto e per tutto.

    un bacio,
    s.

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