delle volte che era meglio dormire

Bottino della giornata. Una candela a forma di palla. Delle decorazioni di zucchero a forma di fiori e animali. Dei ravioli di gamberi e degli spaghetti di riso. Una ricevuta di una prenotazione da confermare. Un quarto di latte fresco. Quattro libri, nessuno della lista; non l’avevo con me, e così sono andata avanti a testa bassa con Palahniuk, Yoshimoto e Murakami. E adesso un maldistomaco che non si racconta per la pietra che ci si è parcheggiata sopra mentre singhiozzavo davanti alla tv. Non sono ancora pronta per queste emozioni; non che prima lo fossi particolarmente, ma era un piangere che liberava, che faceva bene, piangere sulle storie raccontate da altri, anche se dentro ci mettevo sempre un po’ della mia. Però ora sono sassi che cadono per restare, sullo stomaco, su gambe e braccia, sulla testa e sul cuore. Cadono sui pensieri cupi di oggi, così come d’un tratto è calato il sipario su tutto quello che avevo, che trattenevo, intorno; sipari caduti senza nemmeno poter vedere cosa c’era dietro, prima che si accendessero le luci, e sipari volutamente sigillati con i fili di cui sono fatte le singole vene che continuano incuranti a pompare sangue dove c’è il deserto.

2 commenti

  • Sylia ha detto:

    Certe emozioni improvvise sono così forti da scardinare tutte le resistenze, tutti gli "armadi emotivi" in cui solitamente si ripongono pensieri e questioni dolorose, quelli che per vari motivi si hanno paura di affrontare…

    Fa male quando questo capita, ma nello stesso tempo, a volte, è così sorprendentemente liberatorio…

    Spero che in parte lo sia stato anche per te…

    Buonanotte Anija..

  • winter ha detto:

    Il deserto è fuori di te, non dentro amica mia.

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