malinconia

Che nostalgia. Di un po’ di tutto, a dire la verità; certo, a parte il caldo dei giorni scorsi.
Dei pranzi in compagnia che ora rifiuto, dei quindici anni che sono passati da troppo tempo, di situazioni, di sentimenti, di sensazioni. Estati con gli amici, mare e hotel, inverni davanti ai caminetti o sulla neve. Problemi, soluzioni, tempo che manca, corse e passeggiate. Mi sembra tutto così lontano. Mi sembra di essere, da un anno, in una fase di transizione; voglio tutto quello che avevo e che mi faceva stare bene ma, ora come ora, sono troppo povera per averlo; soldi, spirito, voglia. Mi manca tutto. Sui soldi ci sto lavorando, sul resto non so da che parte cominciare.

6 commenti

  • alchimista ha detto:

    Per me, e per molti altri amici blogger e persone della real life, questo è realmente un anno di transizione, di trasformazione. Ed è curioso vedere che è uguale per altri, te compresa..
    L’unica cosa che mi sento di dirti è che di solito quando si arriva a toccare il fondo si risale con una velocità impressionante.
    E se non risali, o sopravvalutavi (in negativo) il periodo oppure puoi scendere ancora..
    Coraggio!!

  • federix ha detto:

    Io quando sono malinconico faccio due cose:
    gelato al cioccolato e musica…oppure: gelato al cioccolato e dvd, oppure: gelato al cioccolato e post…
    il vero e proprio problema nasce quando finisco il gelato al cioccolato…
    ok mi auto-catalogo come fogna umana!!!

  • anija ha detto:

    · alchimista
    Il tuo commento fa un male che non ti immagini e certo non puoi sapere. Aprire certe ferite non è mai cosa che porta a buoni risultati. O forse sì.

    · federix
    E quando non piace nè il gelato nè il cioccolato? Che si fa?

  • sakazaki ha detto:

    Dopo il commento di alchimista ho come un desiderio di tagliarmi le vene…

  • alchimista ha detto:

        Questo mi dispiace Anija, di certo non potevo immaginarlo.. Resto però dell’idea, vissuta in prima persona e notata negli altri, che la trasformazione, il mutamento esigono dolore.
    Chissà che dolore prova un seme che si vede squarciato dalla piantina che pian piano sale a veder la luce. Eppure, che risultato magnifico e gioioso quando sboccia il fiore o si erge maestoso un albero!

    Bisogna saperlo accogliere il dolore, accettarlo. Non diventandone schiavi  mai, facendoselo piacere si diventa depressi e bisogna fare tutto e il suo contrario per non cadere in quella trappola!
    Accettare le stagioni, il freddo come il caldo.
    Forse avrei fatto meglio a dilungarmi così già nel primo post, giusto per evitare agli altri voglie insane di autoannientamento  

    Ripeto, coraggio!! Abbi il coraggio, la forza o la speranza (o tutte e tre assieme!) di sapere che dopo la trasformazione ti ritroverai senz’altro una persona migliore di quella che già senz’altro sei..

  • milo ha detto:

    crescere è sempre un trauma. Non è traumatico un osso che si allunga, un muscolo che si stira, la pelle che si dilata? Per fortuna la trasformazione è graduale, ed è solo per questo che non fa male. Ogni altro tipo di crescita è dolorosa, sempre. Ma: 1. è inevitabile; e 2. il risultato ti ripaga di tutto, fino all’ultima lacrima. Negli ultimi vent’anni sono cresciuta almeno tre volte, e l’ultima è stata tremenda. Sono stata male. Ho stretto i denti e tenuto duro, appigliandomi anche al lavoro quotidiano quando non c’era nient’altro che desse un senso alla vita. Ma ne sono uscita, e adesso mi piaccio infinitamente più di prima. Mi ricordo il dolore, ma non lo sento più. Sarà così anche per te, te lo garantisco. Un abbraccio.

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