cene, aperitivi e le ossessioni

A parte questo, domani sera vado a cena a casa del Cespuglio.
E non c’è niente da ridere o ridire sul fatto che ceno a casa sua. Dannazione.
Speriamo solo non ci si metta a provarci spudoratamente, e vada come l’altra volta : pizza, canna, tekken, canna, casa. Per quel che ne so, probabilmente sta anche di nuovo con la tipa, quindi non ho nulla di preoccuparmi. Se non del fatto che come sempre, non ho voglia di andare. Poi domani andrò e starò bene, ma il giorno prima, non ci riesco. Mi passa completamente la voglia.

Ah!
Non so se l’ho detto, ma ieri, dopo aver dormito fino alle 9 di sera, mi sono svegliata e reduce di un incubo atroce in cui presenziavano meccanici di sesso ignoto, con figlie “nane” (che poi credo intendessi cloni) e un allevamento di “nani” per aggiustare le macchine, ex vari, compagnia di ragazzi tutti con capelli lunghi, tutti estremamente appetibili, e ovviamente anche la mia attuale ossessione, che ovviamente alla fine mi baciava e mi sdraiava con quei capelli ricci che gli ricadevano su quegli occhi e quelle mani appoggiate ai miei fianchi e tia mi ha svegliata , dicevo, dopo il sogno l’ho chiamato, lui, l’ossessione. Io. L’ho chiamato. E questo ha già qualcosa di miracoloso.
« Ciao. »
(ovviamente dopo aver chiamato, trovare qualcosa da dire era troppo, troppo difficile)
« …. …. …. ah ciao! Non riconoscevo il numero! Ciao! »
(con quel suo tono sooo sweet)
Gli ho raccontato che mi ero appena svegliata (e si sentiva), mi ha chiesto se avevo sognato Björk e allora gli ho raccontato la prima parte del sogno
« Comunque a parte raccontarti i miei sogni avevo anche un motivo per chiamarti »
« Eheheh »
« Volevo sapere se ci sei, uno di questi giorni, per un caffè »
« Sì certo, ci sono sicuramente, non so quando ma lo saprò domani, comunque anche per un aperitivo va bene, no? Tanto per passare un po’ di tempo insieme »
– glosh –
« Sì, sì, certo, va benissimo » e già gongolavo.

Ovviamente oggi s’è scordato di chiamarmi.
Dopotutto, è pur sempre t., è pur sempre mister. inaffidabilità. Se non gli si ricordano le cose mille volte, lui vive nel suo mondo
Vediamo quanto tempo passa prima che mi chiami

E al bar con luke, venerdì scorso, mentre chiedevo aiuto per l’indecisione se andare a Venezia o no, dopo mille milioni di scuse:
« E’ che mi agito a stare vicino a t. »
« Ah, e finalmente l’hai detto! E’ mezz’ora che ci giri intorno! »
– blush –
Forse sto diventando troppo prevedibile.

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