E così oggi ho ricevuto l’accettazione delle dimissioni (con tutta la calma del caso, tra l’altro). Ovviamente non è che qua la gente potesse trovare un minimo di amor proprio, o palle, o quel che serve, per chiudere il capitolo in modo decente, cosa mi aspettavo? E così me ne sono appena andata dopo una discussione piuttosto svilente dall’ufficio del mio ex-capo. Io mi sono comportata in modo più che onesto. Prima di pensare di accettare un nuovo lavoro, ho parlato con lui delle cose che rendevano invivibile l’ufficio, come l’assenza totale di comunicazione. Il risultato è stato che da un mese abbiamo qua 3 o 4 persone nuove, pure in copia alle email, e nemmeno sappiamo chi sono. Pare siano delle specie di superiori ma esterni, ma non sappiamo nemmeno come si chiamano. Non si sono presentati, né salutano la mattina quando arrivano, niente; questo sì che crea un ottimo ambiente! Quindi, prima di licenziarmi la possibilità l’ho data ed è stata letteralmente ignorata (ma sempre con l’aria di chi ti sta facendo un favore, ovvio). Quando mi sono licenziata, invece di sbrigare la faccenda nella via più semplice e quindi tramite l’ufficio del personale, ho avuto premura di non scavalcare nessuno. Mi si chiede pazienza ventilando un’ipotesi di controfferta (tra l’altro girandola in modo tale che sembra sia io a chiederla; il fatto è che io non ho l’animo tale da dire « non resterei nemmeno per 10.000€ »; cazzo, se resterei! ma la controfferta, a meno che non fosse stata stratosferica, proprio non la volevo) e poi facendomi chiamare dall’ufficio del personale che mi mette davanti a cosa fatta, a dimissioni accettate. E al mio chiedere un minimo di onestà e rispetto, almeno equivalente allo stesso avuto da me, facendomi sapere subito le decisioni prese (come se non sapessi che già facevano colloqui) invece di mettere in scena tutta questa stronzata, lui non ha niente da dire. E fai bene, non c’è niente da dire, e la porta si chiude (e questo passaggio non è metaforico). Sono proprio contenta di andarmene. L’ho detto prima, a lui, e lo ripeto ora, a me.