Questa domenica inizierò il mio nuovo progetto, che mi porterà fama e ricchezza: l’8 marzo ha rinnovato lo spirito femminista che c’è in me. Mi rendo conto che c’è qualcosa proprio di genetico, dovuto all’evoluzione probabilmente, riguardo le pulizie. Io, in quanto donna e in quanto in grado di farle, me ne starei volentieri a casa a fare la casalinga e fanculo al ventunesimo secolo e alla parità dei sessi; però non si può. E allora qualcosa va cambiato, perché io e tutte le altre donne oltre a lavorare quanto lui, a volte più di lui, guadagnare quanto lui, a volte più di lui, passo i weekend a fare le pulizie. Stendo e stiro la sera mentre lui guarda la tv, cercando anche di non oscurargli la visuale del film. E’ vero che il più delle cose che faccio mi rilassa, è vero che non mi pesa poi più di tanto, però insomma, non penso che ne soffrirei da morire se non avessi niente da fare in casa la sera. Sicuramente ci metterei poco  a trovarmi hobby con cui occupare il tempo libero; come i suoi progetti musicali, il poker, i film.
Lui si rende conto, lui, povero, cerca anche di aiutare. Occupandomi mezza giornata su gtalk mentre gli scrivo passo passo la procedura per una lavatrice, non mettendo l’ammorbidente perché qualche sua credenza strana autoformatasi nella testa definisce il detersivo indispensabile e l’ammorbidente opzionale. Vegetando in attesa di un mio input. Magari passa l’aspirapolvere in cucina perché glielo chiedo, poi però lascia la carta della merendina sul tavolo perché quella non gli ho chiesto di buttarla. E poi si lamenta pure che gli do ordini come a un imbecille, come se fosse una scelta mia, come se preferissi questo pupazzo delle pulizie inerte che si attiva solo quando ha una lista esatta di micropassi da fare a una persona autonoma che arrivo a casa la sera e trovo le cose fatte, magia.
Solo che le donne d’oggi, queste femmine emancipate, si vergognano di ammettere che vorrebbero più aiuto in casa. Non vogliono essere da meno delle loro madri (che avevano giusto queste 14h in più al giorno per pulire). Non vogliono discutere. Dopo un po’ di microcompitini, quando ti rendi conto che anche se ripeterai per tutta la vita che “il detersivo per lavare per terra è quello giallo” dovrai dirlo comunque anche la prossima volta, molli il colpo. Tu fai meglio e più in fretta, e allora il gioco non vale la candela. Perdi il doppio del tempo e poi devi rifare.
E no, cazzo. Il mio obiettivo è dimostrare che possono apprendere. Ci dev’essere da qualche parte qualcosa da sbloccare, un’area del cervello cementata da 28 anni di maschilismo e fatine invisibili della pulizia da aprire per poterne liberare il genio incatenato.
Finito l’esperimento avrò un libro da pubblicare, una casa più pulita e un fidanzato tuttofare indipendente.