Click, click, click. Cerco nel passato – lontanissimo passato – degli archivi dei blog vecchi commenti. Sfoglio tutto un blog prima di ricordarmi che non erano lì, ed è uno sfogliare deleterio, con un blog del genere; un contenitore di troppi ricordi messi lì per non buttarli sotto il solito tappeto. Poi trovo il commento. E così quello di cui mi sono ricordata ieri sera – poco prima del quasi tentato auto-omicidio nella vasca da bagno – ha avuto un punto fermo attorno cui girare, qualcosa di scritto e tangibile. E’ che nella mia vita, io chi tendeva all’adorazione verso di me non l’ho mai voluto, non m’è mai piaciuto e adesso invece sono qui che penso che voglio solo quello, ho bisogno solo di quello: qualcuno che invece di ricordarmi ogni giorno i miei difetti, che già vedo, mi faccia vedere le cose che io non vedo, quelle per cui valgo la pena. E allora mi viene da pensare a quel certo ragazzo che quel giorno era venuto nel mio ufficio per prendere un caffè con me, solo per dirmi cosa era capitato quasi un anno prima in quei dieci minuti che mi aveva vista e pareva l’avessero colpito così tanto e che poi se ne è partito per l’inghilterra. Il suo numero è andato smarrito da qualche parte, il suo contatto icq, o msn, se ce l’avevo, non ce l’ho più, come non ho più icq. Tre anni di oblìo e nemmeno ti ricordi chi è quell’a. della rubrica. Ma certe altre cose rimangono impresse e pensi « se solo, adesso ». Le tempistiche, accidenti a loro.