Andata e ritorno in autostrada, con un gatto ansimante sul lunotto posteriore e uno miagolante nella gabbietta. E’ stata una settimana. Una settimana come le altre, nessun picco né dall’una né dell’altra parte. Ci sono stati grazie sussurrati sotto stelle cadenti, e discorsi origliati dalla brandina di fronte alla stufa. Come ha detto saggiamente una meno saggia persona, è vero che ciò che facciamo disfiamo e viceversa. E così dopo aver involontariamente e a parer mio senza alcuna ragione logica disfatto, ho rifatto. E’ preoccupante vedere come il sereno equilibrio di una famiglia si basi pericolosamente su fatti e ipotesi di decenni fa e su persone lontane anni luce, come me. Continuo a perdere a scala quaranta, anche se per l’ennesimo detto dovrei essere altro che fortunata. La parola della settimana è slumare. Io sto come quando sono partita: non sto. Metto in ordine, domani laverò e stirerò e farò piazza pulita di un paio di cose ingombranti nella casa e nella testa (vedi anche: acquario, computer) e prenderò le misure per gli specchi e applicherò l’illuminazione avuta l’altra notte a lavoro e andrò avanti. Verso nessun dove, ma sempre avanti a testa bassa.