Me ne sto qua con la scheda di iobloggo aperta, tra le altre, e ogni tanto la fisso, immacolata, e cerco di focalizzare qualche parola su uno delle migliaia di argomenti di cui dovrei, vorrei, potrei scrivere. Invece tra me e me penso che ho tanto lavoro da fare e forse è meglio se aspetto un po’, anche se sono in pausa caffè e mi scaldo le mani con il bicchierino fissando un punto casuale dello schermo.
Eppure sono cinque minuti di pausa, cinque minuti in cui potrei parlare del capodanno, del fatto che ieri sera ho staccato un assegno che probabilmente puzzava anche un po’ di muffa per ufficializzare l’offerta per una casa in affitto, del fatto che nonostante tutto non ho ancora inviato la disdetta del mio attuale appartamento, delle novità a lavoro, sia buone che cattive, del fatto che nonostante quelle cattive il progetto su cui lavoro ora mi piace ogni giorno di più come prevedevo; avrei anche un paio, ma anche due, di cose più confidenziali da scrivere nell’altro blog. Dovrei anche fare un resoconto dell’anno trascorso, ma a me pare siano passati tre secondi, mica un anno, e mica si riesce a fare un resoconto di tre secondi. Dovrei gioire della chiusura festiva delle scuole per le strade milanesi meno affollate e per i 70dB in meno sulle carrozze dei treni e lamentarmene per l’interruzione della distribuzione dei city, dei metro e dei leggo.
Cinque minuti scaduti.