Non sopporto questo modo di fare. Questo prendere con leggerezza cose che leggere non lo sono, non per me, almeno. A lei, che io faccia un mese o sei mesi di pendolarismo non cambia una virgola, ma questo che diritto le dà di affrontare tutto con leggerezza creandomi disguidi di questo genere? Piuttosto stai zitta dalle tue parti e non crearmi problemi. Questo per dire che ora, dopo un mese e mezzo, s’è scoperto che quel che mia madre ha riferito con « la lù ha detto che le interessa l’appartamento e se andavi via lo prendeva sicuramente lei con anche i mobili » (« i mobili? sei impazzita? e io con cosa resto? » « ah ma anche senza mobili, ha detto che comunque le interessa sicuramente ») è in realtà un « se si trova ad avere dei problemi potrei prenderlo io, ma non sarebbe comodo per me (lo farei solo a mo’ di favore) ». Cambia giusto un attimo il senso. Mi piacerebbe pensare che non aveva capito, che aveva frainteso, ma purtroppo la conosco troppo bene: è che non sembrandole una cosa degna di rilevanza particolare (la casa è mia e sono io che mi trasferisco, a lei che importa?), sommarietà è la parola d’ordine. Se non è quello è qualcosa di simile, « sìsì, circa, non intendevo proprio così ». Grazie al cazzo, cara mamma.
E l’ho presa con le pinze dovute, l’informazione, perché appunto la conosco. Ma siccome so bene che ha anche l’abitudine di prendere impegni per conto mio e accusarmi poi di non rispettarli, creando inoltre problemi a chi l’impegno l’aveva ricevuto, non me la sono sentita di andare per la mia strada e ho aspettato una definizione seria dalla diretta interessata, che è arrivata solo oggi. Dopo quasi due mesi di lavoro qui a Milano. Ora mi tocca chiedere al padrone di casa, con un post-it, di contattarmi (anche questo, questo coglione, qual’è il problema di dare un recapito telefonico a una tua inquilina?!) e dare la disdetta che prenderà fino a 6 mesi. Nell’incognita, ovviamente, che lui trovi qualcuno di punto in bianco e mi dica « tra due mesi (e non sei) entra un nuovo inquilino », facendomi da un lato il favore di non dover fare tutti e sei i mesi le ormai canoniche 4/5 ore di viaggio giornaliere, dall’altro dandomi due mesi per cercare una casa, prepararla e trasferirmi, il tutto nel tempo libero che ho che è ormai in negativo (13/14 ore al giorno impegnate tra viaggio e ufficio). E intanto l’idea di poter avere la casa che tanto mi piaceva, lilium, sfuma sempre di più, perché dovrei dire al padrone di casa « ehi, ecco qua l’assegno dell’offerta, offro di pagarti 50 euro meno l’affitto a condizione di entrare da qui a sei mesi (quindi devi tenertela libera sei mesi per me, caro il mio nuovo padrone di casa) ». Mi figuro il padrone di casa mentre riceve un’offerta del genere; l’unica speranza è che la mia sia l’unica, zero concorrenza, e lui sia estremamente buonista. Ma vedendo quante cose stanno andando per il verso giusto ultimamente, quasi quasi non ci provo nemmeno.