Due corone e un funerale in meno di 24 ore; un record personale, non c’è che dire. La corona di stasera era di un cugino di mio padre che, personalmente, non conoscevo; l’avrò visto un paio di volte da bambina, niente di più. Ma in queste 24 ore ho visto tante facce familiari senza riconoscerle davvero; vecchi amici dei miei, parenti di parenti di amici, persone con cui magari ho diviso anche lo stesso tavolo senza sapere minimamente chi fossero; non ho poi visto facce che avrei dovuto vedere, persone che non sono nemmeno venute al funerale quando dovevano essere tra le prime; ho visto il mio padrino senza l’acida moglie che ogni volta che mi vede mi rimprovera di non passare mai da casa loro, passarmi di fianco e nemmeno salutarmi: bel padrino del cazzo che sei; sarai anche il fratello di mia madre, ma quando t’han chiesto di essere padrino dovevi fare forse qualcosina di più che stare lì in piedi durante il battesimo; sarebbe bastata anche la stupida chiamata che tanti altri han fatto quando me ne sono andata di casa poco più che maggiorenne e con mille problemi che ben tutta la famiglia conosceva, dicendo la solita ovvia frase di circostanza « se posso far qualcosa » che ovviamente non avrei preso in parola, tanto per far sapere che eri lì. Io chiamo e passo a salutare le mie altre zie spesso, anche quella che sta al piano sotto al loro; ci sarà beh un motivo.

Il cugino di mio padre è forse uno dei pochi parenti rimasti. Per come la so io, la storia, suo padre non si sa chi fosse – o si sa ma si preferisce ignorarlo – e madre e zia che si sono prese cura di lui sono morte prestissimo, quando aveva pochi anni, per mano degli eroi nazionali che han fatto solo del bene, con l’accusa di collaborazionismo nazista (vorrei leggesse la carissima eLo, di cui qualcuno si ricorderà, a cui ho tolto il passatempo giornaliero di passare almeno 5 volte sul mio blog a far non so che dopo essersi espressa in parole davvero, davvero carine nei miei confronti). Rimasto orfano ha vissuto con la nonna fino a quando è stato maggiorenne. Di più non so. Il nonno doveva essere non proprio una brava persona, che aveva venduto ogni bene e ricordo della famiglia (la manualità deriva infatti dal suo lato: sono rimaste alcune sculture, qualche dipinto, e cose varie di mia nonna e della mia bisnonna) per pagarsi il bere, il gioco, o entrambi. Ma non se ne parla mai. Quel che so sono discorsi ascoltati da bambina dietro la porta, o spezzoni raccontati da altre persone. Lui non ne parla mai e probabilmente fa bene così; però oggi al funerale una lacrima gli è scesa.