La settimana scorsa mia madre è salita in casa a bere una tisana e parlare del suo rapporto con mio padre. Rapporto che è sempre stato traballante ma che ora pare ben peggiorato; colpa di mio padre – per una volta: è intrattabile. Dopotutto, sta passando un periodo orribile e in molte cose mia madre certo non lo aiuta, moralmente.
Siamo anche finite per abbracciarci alla fine; non mi ha lasciato niente. E’ stato, davvero, come abbracciare una colonna di marmo. Provo ed emano più calore quando coccolo il mio gatto. Non lo so, perché; non sono mai andata d’accordo con nessuno dei due e finalmente anche lei ha capito che andarmene è stata la scelta migliore per tutti e tre; eppure, continuo a voler bene a mio padre, nonostante finiamo a litigare il più delle volte e i suoi difetti superino di gran lunga i suoi pregi. Ma per lei no, anche se cerca ora di riparare i suoi errori, di riconfigurare il suo carattere e parla come se fosse in pace con il mondo, non lo è; è solo una donna che ha paura di morire con troppi conti in sospeso.
Siamo finiti a parlare di quando stavo con loro. Della mia adolescenza. Del motivo per cui non parlo più con mia zia; stando attenta a non finire su certi argomenti, che sarebbe un inutile spreco di parole: sentirsi ribattere che mi invento le cose l’ho provato troppe volte e ne ho abbastanza, quindi evitare a priori è sempre la scelta migliore. Eppure, nonostante ammetta di aver fatto i suoi sbagli, continua a dire che io ho fatto di tutto per farla arrabbiare, che facevo un sacco di cose che nessun adolescente faceva – sembra sempre fossi una pluriomicida necrofila, a quell’età, quando parla lei. E invece andavo bene a scuola, ero una brava ragazza in fatto di maschi, fumavo sigarette e canne, come tutti. Non chiedevo molto in casa, non avevo passioni costosissime da coltivare; sicuramente molti genitori sarebbero stati ben lieti di avermi come figlia. Invece no, a quanto pare sono ancora la pecora nera che faceva tutto contro di lei. Chissà se se l’è mai chiesto davvero, il motivo. Le ho mostrato il braccio e le ho chiesto se quando vivevo con loro non avesse mai notato le cicatrici che lo attraversano. E’ rimasta in silenzio dicendo che no, non le aveva viste. Certo, il panettiere se ne era accorto – lei no. Troppo occupata a telefonare a tutti i miei amici e farsi dire cosa facevo minuto per minuto. Mi ha chiesto perché. « ci sono ragazze bulimiche, anoressiche e ci sono quelle autolesioniste; non è un atto che si fa consciamente ».

Ieri sera, a casa loro, mentre *lui* parlava in giardino con mio padre si è avvicinata e ha detto « comunque, io da piccola quando ero arrabbiata uscivo sul balcone per farmi morire di freddo; e si stava ben peggio allora di come stavi tu, e ci sono ragazze che stanno molto peggio. »
Complimenti vivissimi, mamma.
Buon pellegrinaggio a Santiago; lei spera che la aiuti a guadagnarsi il paradiso; io credo che come esempio di un cattivo cristiano potrebbero prendere tranquillamente lei nella sua interezza.