Si stava bene, qui.
Adesso sono arrivati sti tizi. Una sera sentiamo dei gran colpi, lungo le scale e ci precipitiamo fuori in piagiama (erano le undici e mezza di sera) a guardare, e così fanno tutti i miei vicini. Erano i coglioni del piano di sotto che avevano deciso di traslocare a quell’ora. Da allora, per due settimane, martellate per tutta la sera. Qualche giorno fa io e *lui* siamo andati sotto a chiedere se non era il caso di abbassare la radio che si sentiva come se ce l’avessimo in casa, con tanto di tizio sotto ubriaco che cantava a squarciagola, canzoni napoletane a tutto volume alle undici passate. Noi siamo gli unici che sentono: di fianco non hanno nessuno, sotto nemmeno, ci sono solo io sopra. Tapparelle che evidentemente non sanno come si usano, visto che ritengono necessario lasciarle sbattere fortissimo quando le chiudono. Mobili che si spostano a tarda notte (Almeno harry potter li terrebbe sollevati. Ma anche io.). E adesso, come ogni sera, c’è il bambino/a che grida. Mica piange, o frigna. No, grida disperatamente, piangendo. Mi fa venire un’angoscia da vomitare, io poi che sono paranoica su ste cose e quando ci sono bambini che piangono così tanto e così spesso mi vien voglia di chiamare telefono azzurro o cose simili. Che la gente in giro è strana e malata, e i bambini non dovrebbero avere come abitudine il gridare di dolore. Peccato che il 50% dei casi siano solo bambini viziati da vomitare; l’altro 50% piange davvero per qualche motivo, però. Non so mai cosa fare; magari sono io che mi faccio paranoie per niente. Intanto, però, l’angoscia cresce.