In realtà il weekend lungo che avrebbe dovuto essere all’insegna della tranquillità, spensieratezza e felicità (e nei fatti lo è stato, in fin dei conti) è stato turbato grazie a un paio di sogni.
Da qualche anno me ne ricordo sempre davvero pochi e molto poco nitidi, ma in questi giorni sembra invece che il vento sia cambiato: ora li ricordo tutti, e bene. Cioè, non tutti, ma molti.
Dopo il sogno della data di morte, che già di per sè mi aveva un po’ sconvolto (uno dei tatuaggi che avevo valutato era 29 novembre e pensare nel sogno l’ho associato alla mia morte mi ha dato un po’ da riflettere) ecco due nuovi sogni. Uno ambientato nella solita stazione sciistica di cui ormai sono più che pratica, un sogno quasi tutto incentrato sul sesso, seminari, corsi, insegnanti e via di seguito.
L’altro, di venerdì notte, è stato terribile.
Non l’ho raccontato per intero a nessuno e non lo racconterò per intero nemmeno qui, ma continuo a vederne alcune scene davvero tristi: dopo aver partorito, mia figlia (che nel sogno ho chiamato aliena, ovviamente) muore, dopo qualche minuto. Continuo a vedere nella testa l’immagine del corpo esanime, della faccia immobile.
Tutto questo parlare di bambini ultimamente mi ha un po’ sconvolta.
In Sex and The City si parla solo di quello nelle ultime puntate, e io continuo a parlarne quando cerco di spiegare a qualcuno i quattro motivi per votare al referendum. Poi ci sono bambini ovunque e poi ci sono riflessioni su quale sia l’età giusta e via di seguito. Poi il fatto di prendere una gatta così piccola, che va accudita quasi come un bambino, fa la sua parte. E poi ci sono anche tante altre riflessioni, scatenate dal referendum, dalle malattie genetiche, dall’associazione di questo referendum a discorsi sull’aborto… speriamo passi in fretta.