just my imagination

Mi manca tanto, in questi giorni freddi, appoggiata al davanzale della mia classe, mi aspetto sempre che lui arrivi da dietro e mi abbracci e mi baci sul collo…poi mi ricordo che sono passati ormai due anni, che lui non c’è più, né ci sarà mai.

Ho avuto a che fare con un adolescente, qualche tempo fa.
E no, non ce la faccio proprio a reggere la storia del « è solo un periodo, passerà; passa a tutti. ». Perché no, non passa. Peggiora, semmai. Impari a capire i veri problemi. Capisci, sì, che l’adolescenza è stata prevalentemente una lotta ai fantasmi. Ma questo non lenisce ferite e non aiuta. La sincerità del « è così per tutti, più o meno, che tu ci creda o no; e peggiorerà; quindi sii felice adesso. » è l’unica cosa che saprei, che so, dare.
Perché – e ormai sono un disco rotto – ci sono ferite che non si rimarginano. Si mettono giù i mattoni, cazzo. Non si sta giocando; sono le fondamenta. E se sono storte, sarà storto tutto. E se sono dritte ma verso una direzione, non ci sarà modo di creare una svolta netta. E se novembre diventa il mese dei maglioni e dei davanzali, delle scelte importanti, che tu lo voglia o no, quel mattone ormai è lì e ci rimarrà. E se capisci che, in mezzo agli altri, tu sei quella triste, o malinconica, beh, puoi anche tatuartelo, il sorriso, che non cambierà niente. Sei quello che sei, e non lo nasci; lo diventi in quel periodo in cui sei solo, in cui sei lasciato solo perché stai crescendo.
E mille facciate non nascondono il bisogno fisico di lana, o le reazioni involontarie a certi eventi.
E chiedere adesso, di cambiare, ordinarmi adesso di « stare calma » non serve, se non si è riusciti a insegnarlo prima. Perché dopo ventitré anni e niente in comune se non il cognome e qualche cellula, è troppo tardi per plasmare una persona sulla propria idea di sereno. Perché se alla malinconia e alla tristezza innata e peggiorata con gli anni non si fa altro che aggiungere un telo nero di tristezza per motivi reali, poi non si può chiedere un sorriso.

There was a game we used to play
We would hit the town on Friday night
And stay in bed until Sunday
We used to be so free
We were living for the love we had and
Living not for reality

There was a time I used to pray
I have always kept my faith in love
It’s the greatest thing from the man above
The game I used to play
I’ve always put my cards upon the table

8 commenti

  • Robi ha detto:

    Sai, mi rendo sempre più conto di quanto io e te possiamo essere simili per molti aspetti, soprattutto riguardo alle esperienze. Tutte due con troppo passato alle spalle per avere solo poco più di vent’anni, malinconiche, e tutte due legate in un modo o nell’altro a novembre. Mese in cui ho conosciuto il mio primo "ragazzo" (42 anni, allora, e io 15), con cui sono stata due anni e che mi ha lasciato (o l’ho lasciato? beh, ci siamo lasciati) a novembre. Maglioni anche per me, ne ho ancora uno suo, da qualche parte, lo usa mia madre senza sapere da dove arriva. E quest’imprinting, del maglione e di novembre e, nel mio caso, della pronuncia (è romagnolo), e nonostante non lo rivoglia neanche morta a volte cerco ancora il maglione e la zeta scivolata via, tipica. E’ imprinting, è vero, resterà per sempre, che lo vogliamo o meno.

    Ma perché i miei commenti mi sembrano sempre senza capo né coda? >.<

  • anija ha detto:

    Sarà perchè sono i post, a essere senza nè acpo nè coda?

  • Robi ha detto:

    Naaa… poi avendo letto ogni singolo post di ogni singolo tuo blog (tutti tutti, eh?) anche i più criptici riescono a trovare un loro senso… sono proprio io ad essere senza capo né coda XD

  • RiaPatty ha detto:

    è bellissimo quello che hai scritto…

  • Teina ha detto:

    Difficile spiegare che io mi ritrovo nella prima frase retorica, senza dover dire che non è un pensiero retorico che racchiude. Difficile, perché crederci sta nel mettersi un filtro sugli occhiali attraverso il quale il mondo assume un colore diverso. Sì, esattamente, basta semplicemente darglielo. Difficile anche dire che se quel periodo peggiora, è perché non ci si è messi in gioco prima, durante, dopo. E mi permetto di dirti che proprio perché hai ventitre anni non è più ora di attribuire la colpa a chi non te l’ha insegnato prima.

  • AthenaNike4 ha detto:

    "sono le fondamenta. E se sono storte, sarà storto tutto"

    Ho letto quasi tutti i post nel diario da adolescente…e adesso mentre leggevo questo post ho trovato la parola-chiave…FONDAMENTA…ecco il mio problema,è ovvio che non riesco ad essere serena…è ovvio che mi chiedo se ho davvero un motivo per cui valga la pena vivere…sono state sbagliate le fondamenta…

    Mi sento molto vicina a te da ciò che leggo…ma la cosa preoccupante è che mi sento più vicina all’adolescente che eri…è preoccupante a quasi 23 anni…credo.

     

  • anija ha detto:

    AthenaNike4 Che bel commento, quel genere di commento che mi fa pensare di aver fatto bene a pubblicare tutti questi anni di blog

    Quello che posso dire, senza sapere nulla, però, è che credo che anche se le fondamenta sono sbagliate e si cresce tutti storti, tristi, malinconici, diversi, comunque essere sereni è una cosa che si crea, così come il motivo per vivere è una cosa da cercare; è solo un po’ più difficile, ma forse nemmeno.

    Ed anche io mi sento vicina all’adolescente che ero, ed è bello

  • AthenaNike4 ha detto:

    Hai fatto benissimo

    Forse finora l’ho creato in modo sbagliato…se ogni volta che avevo finito una creazione si distruggeva tutto…e lo so che non è importante cadere ma avere la forza di rialzarsi…però mi sono un pò stancata di crearmela la serenità…

    Grazie però!

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