È stata una settimana in cui l’altalena dell’umore nemmeno aveva le corde per dondolare, aveva solo due assi appoggiate per terra. Come sempre, una piccola e inutile catena di piccoli e inutili eventi, e io sono pronta a giurare davanti ad un dio che non c’è che non esiste niente, niente di salvabile a questo mondo. Oggi va meglio. Il weekend ha sistemato un po’ di cose. Passare la domenica sul divano a guardare film con la coperta nonostante il caldo, uscendo di casa solo per comprare noccioline e roba per fare lo spritz ha rimesso tutto in una dimensione più accetabile. Stamattina ho guardato “lo spot che sta commuovendo il web“. Ovviamente ho pianto, come piango per qualunque film o pubblicità sia stato pensato per far piangere. Così come ho pianto come una fontana per l’ultimo cortometraggio della Pixar, l’ombrello blu, così come per Babel ho dovuto darmi malata il giorno dopo perché ho pianto tutta la notte. Emotività cinematografica. Quello che mi da fastidio è che è una pubblicità, uno spot di una società di telecomunicazioni. È fatto apposta per piangere, ed è sbagliato. Quello che mi fa star male è che sia un’eccezione, una cosa tremendamente bella perché completamente fuori dai canoni. Quello che mi fa star male è essere stata all’Apple Store, sabato, per la tastiera che non funzionava ed essermi guardata intorno. La gente, che c’è in quel posto, quella gente è l’inferno. È tutto quello che ogni giorno faccio sempre più fatica a sopportare. Quello che mi fa star male è spendere un sacco di soldi per uno stupido oggetto per far felice un’altra persona e sentirlo come un fallimento; mio, e delle mie scelte. Rispondere al mendicante che ha fame che non ho monete, e rispondere così perché davvero non ho monete, ho un bancomat, che uso troppe volte al giorno. Pensare a quanti oggetti potrei rinunciare e a quanto tutto questo non serva a quasi niente, e non avere comunque la forza di cambiare nulla. Non avere la possibilità di cambiare nulla, perché la gente non capirebbe, perché non lo capirei nemmeno io. Mio marito interpreta i miei vuoti come sue mancanze, e io non posso biasimarlo per questo, perché questo vuoto, questa sensazione di sbagliato, non la capisco nemmeno io, e tutti abbiamo paura di quello che non capiamo.