E un altro Agosto è quasi passato, questo weekend la grigliata sarà il nostro equivalente dei falò di fine estate che facevo quando ero piccola, e tutto rinizierà come prima, lavoro, casa, impegni, pensieri, stagioni. L’umore, ultimamente, è come se fosse salito su un’altalena imbizzarrita e passo dalla pace dei sensi al più completo e assoluto senso di disperazione. Vivo questi giorni di solitudine come un regalo inaspettato in un momento in cui ne sentivo fisicamente il bisogno, ma al tempo stesso avrei voluto restare con tutti quanti e sentire il calore che c’è solo in famiglia, anche se non è la mia; soprattutto, perché non è la mia. Ieri sera tornando in autostrada, su un ponte sul mare, il pensiero a quanto sarebbe stato facile non girare il volante in quella curva si è intrufolato attraverso tutte le costole, facendomi chiudere gli occhi per un attimo. Un attimo, attimo è la parola perfetta, perché è un tempo infinatemente breve in cui poter fare tutto. Rileggendo il blog questa sera ho ripensato in quanti attimi ho preso la decisione sbagliata, in quanti brevissimi attimi ho ferito persone, troppe. Quante volte ho pensato “basta solo un attimo”. E le volte mi sono sentita dire che avrei dovuto coglierlo quell’attimo, finirla, piuttosto di pensare alla vita come la penso io, piuttosto di vivere aspettando il momento in cui non sarà più nulla, in cui finiranno tutte le preoccupazioni, le ansie. Probabilmente chi lo dice non prova questa fatica che sento io, nel vivere, e non la capisce. Ma nonostante tutto, questi sono stati mesi di felicità e serenità, sono stati mesi davvero belli. Sono tutt’ora serena. E’ che la fatica resta sempre, sorrisi o lacrime che siano, è un peso attaccato a una catena che mi trascino continuamente, e che lo veda oppure no, lo sento sulle spalle, sulle ossa.