C’è stato un tempo in cui ogni cosa sembrava importante. Avevo scatole, ante di armadi, interamente dedicate ai momenti della mia vita. Tenevo tutto: le lettere d’amore delle superiori, il bigliettino del primo fidanzato alle elementari, rose secche, penne profumate, una sigaretta chiesta alla mia cotta dell’epoca. Avevo agende, avevo diari, scrivevo tutto quello che succedeva e incollavo ogni testimonianza. Biglietti aerei, del treno, ricevute, scontrini, spighe di grano. Tutte le cose belle, a volte quelle brutte, le conservavo perché avevo paura di dimenticare, perché mi sembrava doveroso un giorno poter riaprire una scatola e ricordare tutto, nel bene e nel male. Perché tutto sembrava tremendamente epocale, ogni cosa fatta per la prima volta sembrava dovesse essere anche l’ultima. Non vedrò mai un posto così bello, non sarò mai più così felice, non starò mai male più di ora, non amerò mai nessuno come lui.
Poi qualcosa si è rotto, anche se a me sembra più corretto dire aggiustato. Ho buttato via tutto, e non ho mai più conservato niente. Non ho nessuna scatola dei ricordi, non ho niente che possa testimoniare che qualche anno fa esistevo. Ho imparato che niente è epocale. Che nulla è importante. Mi sono resa conto che il tempo, e tutto quello che è successo e succederà, è solo sabbia che scivola giù da una clessidra. Non è niente. Sono stata più male, sono stata più felice, ho amato tantissime volte in modi diversi ed in modi uguali, ho fatto le stesse cose mille altre volte e ho imparato che amerò ancora, che ci saranno altre prime volte fino alla fine, che c’è sempre qualcosa di meglio, e di peggio, di tutto il passato. Ho scoperto che ricordo tutto, anche senza oggetti, ed è più una condanna che una fortuna; ho capito che cento fotografie felici in una scatola possono essere spazzate via in un secondo da una sola parola sbagliata, e quindi non valgono nulla.