Anche se dovrei semplicemente fare una delle mille cose che devo fare stasera (stirare montage di roba, preparare la valigia, cercare gli alberghi, preparare la macchina fotografica, mangiare), mi trovo davanti all’editor di questo blog ormai dimenticato e tutto impolverato. Ogni giorno penso a quando lo ridisegnerò, ma il tempo è quello che è ed è sempre meno; e poi, ridisegnarlo per chi?
Non ho nulla da dire, nulla da dichiarare: sono giorni tranquilli, con l’inverno che ci prova ma dai, si vede che non ce la fa più, che la primavera è pronta lì. Ieri era la festa che era, ho ricordato a jd di fare gli auguri a suo padre e ho pensato che un padre anagrafico ce l’ho ancora, ma non è semplicemente più un padre. E sono arrivata a pensare che forse un giorno potrei essere contenta di fare invece gli stessi auguri a qualcuno che se lo meriterà molto di più.
Tolto questo, sono ormai a metà di Shantaram; essendo un ebook non ho mai visto quante pagine aveva, l’ho iniziato spensierata, e quando ormai temevo fosse agli sgoccioli e ho cominciato ad avere l’ansia del distacco, ho visto che ero al 30%. Wtf? Però è una qualche forma di giustizia divina, che un libro così bello sia così infinitamente lungo; vorrei non doverlo mai finire, vorrei farlo leggere a jd a costo di ficcargli le pagine direttamente nella testa, perché è proprio un libro che va letto. Soprattutto ora, ora che il bisogno di andare in mondi diversi è ogni giorno più pressante.
Qualche sera fa, di ritorno da un’aperitivo leggermente brilla sono riuscita anche a esprimere a parole quest’ansia, questa rabbia e questa sofferenza che ci sono, il sentire come sia tutto così sbagliato. E se temevo una presa di posizione superficiale e sbrigativa, come succede spesso e che spesso, quando si parla di cose che mi stanno a cuore, fa un po’ male – perché sarà anche mio marito, e il rispetto e quel che vuoi, ma ha la sensibilità di un tavolo, invece la discussione è stata … una bella discussione. Inutile, perché cosa ci può essere di utile in discorsi del genere? E’ tutto sbagliato, e non c’è nulla da fare, nulla da dire, nulla che possa cambiare le cose. Però bella.