Giusto per non sbagliare, dopo il porn star martini ho preso una birra, che se non abbassi gradazione mica sale. E stasera doveva salire.
Adesso mi aspetta la mia oretta di metropolitana, in silenzio, a guardare chi prende la metro a quest’ora, che ha sempre il suo perché. E ripenso ai discorsi di oggi, al tempismo, alle persone giuste. Solo qualche giorno fa ci pensavo immaginando di farne un discorso a mia figlia; è chiaro, sono alla frutta.
Comunque, ho sintetizzato il mio passato; in questo sono bravissima, posso farlo in poco più di una frase.
E le mie persone giuste, nella vita, sono state tre. Una nel tempo giusto, ed è mio marito (fa ancora molto strano dirlo, ve lo assicuro). Le altre… chi mi legge da tanto conosce lacy, sicuramente, ma da tanto-tanto. L’altra la conosce chi ha letto il mio diario da adolescente, il cespuglio. Tre persone perfette, che è una bella media per la quantità di persone che ho provato. Ma l’importante è il tempo. Che te ne fai della persona giusta a 18 anni, con tutta la vita davanti? O peggio ancora, a 13, senza aver ancora vissuto un giorno?
Il terzo era perfetto, come gli altri, e nel momento giusto. E sopratto, i miei 24 anni erano perfetti per lui; perché chi lo sa, magari i miei 24 anni agli altri due nemmeno sarebbero piaciuti. Sono stata così tante persone. E quindi siamo qui oggi, e arriviamo al pensiero di stanotte: nonostante karma e tempismo e rimuginazioni su ciò che (non) è stato, se in un ipotetico futuro io (attenzione, questa è complicata): viaggiassi indietro nel tempo e cambiassi un particolare tale da fare in modo di non conoscere mai jd, né che lui conoscesse me, e io fossi l’unica a sapere tutto perché, beh, sono io la viaggiatrice nel tempo, che farei? Potrei approfittare della situazione di misconoscenza generale e fare un sacco di cose, ricominciare da capo. Oppure, potrei andare a cercarlo in capo al mondo e fargli vedere perché ci amavamo, a un certo punto. E nonostante tutti i pensieri, prenderi il primo volo per ovunque lui sia, e ho sorriso rendendomene conto mentre guardavo la curva delle sue spalle, addormentate, in un letto che non è più mio, ma nostro.