Così un breve riassunto delle … vacanze.
Cominciamo dal fatto che, avendoci lasciato a piedi qualche mese fa – per sempre – la macchina di andrea anche nota come macchina ufficiale, per evitare di continuare a perdere giornate di treno andando e tornando da biella (perché la mia Punto di 15 anni fa con i suoi 250.000km non ci ispira molta affidabilità), insomma, dobbiamo comprare un’altra macchina.
Quindi, niente ferie ad arrostirci in spiagge greche, o a passeggiare per strade in India, o a farci arrestare in Myanmar, si sta a casa a risparmiare. Siccome l’anno non è stato dei più facili, vuoi per i casini con i miei, vuoi per i casini a lavoro (prima da sola, poi affiancata da qualcuno che da sola era pure meglio), io avevo bisogno di staccare decisamente per evitare un esaurimento, quindi abbiamo deciso di andare a Biella dai genitori.
Due giorni prima dell’inizio delle ferie mia suocera impazzisce. Ha tipo una crisi di nervi, litiga con tutto il vicinato, nessuno parla più a nessuno, passo mezz’ore intere al telefono con mia cognata. Ottima atmosfera in cui rilassarsi. Arriviamo che la situazione è: lei si è calmata ma nessuno deve accennare a nulla, si cammina sulle uova e si ignora l’elefante in salotto; un paese di luoghi comuni. Dopo qualche giorno la situazione si sblocca, la convinciamo a scusarsi/riallacciare con i consuoceri e la vita inizia a scorrere in modo quasi normale (certo, con un elefante nascosto sotto il tappeto, ma loro dicono che si deve fare così…). Ci prendiamo una giornata di relax assoluto per andare alle terme, poi torniamo a casa dei suoceri ad aiutare nel trasloco i cognati. Il programma sepolti vivi, avete presente? Gente malata di accaparramento? Ecco mia cognata. Io, giuro, non ho mai visto una persona in grado di usare, oltre una casa di 200mq, un appartamento come ripostiglio.
Tutto scorre circa bene; torniamo a casa un paio di giorni per dipingere il termosifone, la fontanella e per lavare il divano approfittando dell’assenza dei gatti. Torniamo a Biella, ci prepariamo e ci fiondiamo in baita in montagna con Diana e Dave per passare il ferragosto. Costine, birra, un pezzo di fiorentina e circa 10° la sera, il paradiso. Dopo qualche ora e un piatto di polenta, circa a mezzanotte, suona il telefono, rispondo, è mia sorella. Mi passa il paramedico del 118 che me la fa breve: mia madre deve andare in ospedale, vuole portarci anche mia sorella per non lasciarla a casa con mio padre ma non può restare in ospedale.  Chiamo mia zia, non c’è; chiamo mia cugina, la prego di andare lei mentre noi scendiamo; raccattiamo due torce e ci precipitiamo giù (giusto quei 40 minuti di mulattiera con tre chili di polenta nello stomaco), ci fiondiamo in ospedale dove arriviamo verso le 2 e lì staremo fino alle 8 del mattino dopo. Happy ferragosto a tutti. Torniamo a casa dei suoceri con madre ancora ubriaca appresso (2.79 di alcool è in effetti difficile da smaltire) e che si risveglia per l’ora di pranzo sostenendo di non aver bevuto. La tentazione di mollargliene un paio – magari con il suo caro mattarello, così giusto per farle vedere per una volta l’effetto che fa – è stata decisamente forte. Decidiamo che lei faccia un po’ il cazzo che le pare, mia sorella sarebbe rimasta o con me o con mia cugina. Perché la cara madre, una volta risvegliata e smaltita la sbornia, avrebbe voluto tornare a casa a litigare per la fantasmilionesima volta con l’altra enorme testa di cazzo chiamata papà. Sabato sono partite entrambe per Roma per un paio di settimane, e almeno per 15 giorni la vita potrebbe essere normale. Intanto io cerco appartamenti in cui lei non vorrà trasferirsi e in cui sarò a questo punto costretta a legarla a una porta finché non si stanca; un paio di mesi? Sempre che non mi finisca la già poca pazienza di cui sono stata dotata e faccia una strage, che ormai mi sembra di avere a che fare con degli idioti tali che forse avrei più rimpianti a spaccare un’anguria in due.
Fanculo.