Nei limiti del tempo che rimane a una persona che lavora – e che è esclusa quindi dal gruppo capelli-di-fata che ha pomeriggi liberi d’estate anche in inverno per lasciar asciugare al sole – cerchi di darti da fare: risciacqui con acqua fresca invece che calda, usi shampoo di buona qualità, hai un aramdio con una ventina di prodotti che alterni a ogni asciugatura per lo styiling, da quello eco natural di Lush a quello fotonico e costosissimo di Tigi, asciughi i capelli all’una di notte pregando che i tuoi vicini siano già oltre la fase dormiveglia con il phon al minimo per non stressarli mentre pensi a come sarebbe bello mettere calore e velocità sul 3 e nel giro di un secondo essere accoccolata a letto.
Poi capita che la domenica la gente arriva prima, esci dalla doccia, ti vesti ancora bagnata e raccogli i capelli con la molletta e te li dimentichi: quando li scogli la sera, da qualche parte nel mondo una Afef grida. La mattina dopo non senti la sveglia e non puoi prenderti il lusso di sciacquarli e riasciugarli, quindi ti rassegni pensando a cose peggiori, tipo la fame nel mondo, ed esci di casa così.
E nessuno, nessuno, dice niente in tutta la giornata.