Ho passato una settimana a pensare e tre, tre giorni a scrivere un post che non ho avuto il coraggio di pubblicare, che non voglio nemmeno rileggere. Sconclusionato e inutile, perché quello che volevo dire non sono riuscita a dirlo.
Quello che volevo dire ho preso il coraggio e l’ho detto l’altro giorno, l’ho scritto l’altro giorno, in chat, all’unica persona a cui potevo scriverlo. Un po’ perché è una delle poche donne con cui mi sia mai sentita di fare confidenze, e un po’, molto, perché è una cosa che abbiamo scoperto accomunarci.
Allora le ho chiesto: “ma anche tu?”.
Ma anche tu, quando tua cognata resta incinta, quando vedi foto di pance, bellissime, ogni settimana più grandi, quando la tua ex collega ha appena partorito, anche tu … anche tu cosa? Sei triste, sei sconfortata, sei strana, ci stai male? E la risposta mi ha fatto stare meglio, perché la risposta era sì, e allora non sono io che ho qualcosa che non va.
E allora mi ha detto: “tu pensa alle cose che ti saresti persa, a come sarebbe cambiata la tua vita, con me funziona”.
E allora ci penso, e avrei perso un sacco di cose, diciamo tutte quelle scritte da quando ho aperto questo blog, e anche quelle non scritte, e probabilmente adesso non saprei nemmeno che cos’è un blog, probabilmente non mi starei per sposare, e sicuramente non con la persona con cui ho deciso passerò il resto della mia vita. Mi sarei persa gli happy hour, milano, roma, le nottate in strada, le vacanze con le amiche e le vacanze con gli amici, la malesia, la cina che sarà, le scarpe, gli amanti, gli amori, i peperoni, i tatuaggi, mi sarei persa tutto quello che sono oggi, perché allora ero una persona che non so riconoscere, e inorridisco al pensiero che avrei potuto non rinsavire mai. Però avrei avuto altro, qualcosa che oggi penso che un giorno avrò, ma non è che nessuno mi abbia mai firmato un contratto dicendomi che sarà così.
Funziona, ma non del tutto. Passerà, ma non del tutto.