Matrimonio, casa… tutte cose che organizzo nei minimi dettagli per riempire tutto di praticità. Per non pensarci. Perché per chi è come me, se ci si pensa troppo a queste cose qui, a queste scelte radicali, si finisce per non sapere più davvero cosa pensare e l’esperienza mi insegna che poi finisce male, a pensarci troppo. E allora mi lascio scorrere il tempo addosso, cerco vasi per confetti, cerco mobili, segno colori, sogno cartongesso e cerco di tenere lontane vocine interiori e pensieri, quelle domande inopportune che insinuano l’idea di stare sbagliando. E sabato sera eravamo alla gorgocasa, finiti i lavori, esausti, coricati sul divano letto mentre aspettavamo di portare i suoceri a cena, lui con l’ipod poker mode, io con il desire a fargli vedere venditori di piccoli tag in legno su etsy, e fuori il tramonto, gli uccellini sugli alberi, la luce della finestra enorme della camera, le voci tutte in silenzio per un istante, ci siamo guardati e ci siamo detti che era davvero la casa giusta, in cui essere felici.