della-stanchezza-settimanale

della stanchezza settimanale

La settimana sta quasi finendo e io non vedo l’ora. La crisi di nervi è molto, molto vicina. Mi tiro il collo per due giorni per finire una cosa per ieri che oggi non è ancora su. Inizia che non viene approvata per un testo di un bottone (parliamo di dieci lettere) e slitta, e adesso invece slitta perché la grafica approvata da loro stessi non piace e poi perché è giornaliera e non settimanale come avevano detto, e poi e poi. Il tutto però viene presentato con un “ci sono tanti problemi che non ci consentono di andare live”, invece di semplice gusto personale (per cui avrebbero comunque potuto pretendere di rifare tutto). E io ora dovrei mettermi a rifare tutto; me lo dice qualcuno di voi da dove la tiro fuori la voglia? No perché un problema che non consentirebbe di andare live sarebbe io che me ne sto a casa in mutua.
Sono stanca e probabilmente sono ancora più stanca perché quando sono triste (sempre per le stupide lamentele solite) sono ancora più stanca. Mi trovo a cercare di rosicare qualche mezz’ora stasera e domani per potermi preparare in modo decente per questo matrimonio di sabato, perché nel frattempo oltre al lavoro abbiamo case da vedere (ancora…) e cene a casa nostra (!) con cinque persone (dio benedica i take away). Non abbiamo ancora trovato una stiratrice e io ho sempre pile e pile di cose da stirare e nessuna intenzione di continuare a farlo. Gratis, perlomeno.
Chiudo un momento gli occhi… magari una delle trecento cose che ho da fare si fa da sola.

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della giustizia

1984. Disastro di Bhopal. In un’azienda americana produttrice di pesticidi si verifica una fuga di 40 tonnellate di isocianato di metil. Più di diecimila (10.000) morti e da 150.000 a 600.000 avvelenati. La contaminazione dura ancora oggi.
2.000$ di multa e 2 anni di carcere.

2008. Jerome Kerviel. Ex trader di Société Genérale, fece perdere con delle speculazioni (che è stato spinto a fare, si difende lui, dalla banca stessa) 5 miliardi di euro. Nessun morto.
Rischia 375.000€ di multa e 5 anni si carcere.

Non capisco. C’è un evidente definizione del rapporto persone morte e soldi persi, in queste due vicende messe una accanto all’altra che, però, vorrei non notare. Così come l’evidente differenza di cosa può ottenere un vastissimo gruppo di indiani in una causa, rispetto a quello che può ottenere invece una banca.

dellinsoddisfazione-che-striscia

dell’insoddisfazione che striscia

Stiamo bene. Si litiga ogni tanto, ma sarebbe abominevole non farlo. Ci siamo incontrati per la prima volta a Capodanno del 2005. Ci siamo incontrati di nuovo, cresciuti ed entrambi soli, in un’altra città, poco dopo Capodanno del 2008. Abbiamo iniziato alla grande e dopo un mese eravamo ai ferri corti. Un anno di tira e molla, l’estate da single, altre persone, e poco prima di Capodanno del 2009 ci siamo incontrati. E da lì, siamo rimasti. Due anni e mezzo di relazione, di cui uno e mezzo funzionante. Conviviamo, ufficialmente, da ottobre 2009 (9 mesi). Abbiamo 27 (io) e 28 anni (lui). Io ho i miei difetti, lui i suoi, ma mi stanno bene così. Non ho nessuna intenzione di mettermi alla ricerca di qualcuno di più perfetto per me, come invece ho sempre pensato nel resto della mia vita; perché sicuramente persone più perfette  in giro ce n’è, ma non perfette per me.
La prima questione è la casa. Appurato che vogliamo un futuro insieme, appurato che continuare a buttare via 560€ di affitto al mese è  ridicolo; appurato che il mio lavoro è più che stabile, il suo è ben remunerato e abbastanza stabile, il passo di cercare casa è automatico. Eppure siamo ancora qua dopo mesi. Nonostante l’ultima casa fosse perfetta, per me, e per lui avesse l’unico difetto di non essere più vicino a Milano di adesso (sapendo però l’impossibilità di trovare case nuove più vicino a prezzi quantomeno pensabili). Io vorrei che la casa avesse o un giardino, o un bel terrazzo, oppure vabeh, mi accontento. Questa ha un terrazzo enorme. Lui invece vuole il giardino, vuole la casa nuova ma finita perché non possiamo permetterci di pagare l’avanzamento lavori, con l’affitto, vuole che sia in determinati paesi, vuole che sia perfetta. Io capisco che si inizia a pensare al meglio e poi le aspettative si riducano un po’, soprattutto dopo tutto quello che vedi in giro. E invece no, anzi. Qua sembra che si alzino. E a me sembra tanto che, semplicemente, nessuna casa andrà mai bene. E non per via della casa.
La seconda questione è il matrimonio. Che differenza c’è tra la nostra situazione e l’eventuale situazione da sposati? Nessuna. Io vorrei sposarmi, e non c’è una risposta a un eventuale perché. Lo vorrei perché sì, perché è una cosa che desidero, non posso farci assolutamente nulla. Lui ogni volta che l’argomento viene fuori, inizia con una serie di scuse ridicole, che cambiano di volta in volta: non ha senso sposarsi e restare a vivere qui a casa tua (e questa non vale più, visto che stiamo cercando di cambiare); non ho i soldi per l’anello da 3.000€ che sicuramente vorrai (??); è difficile organizzare un matrimonio (come se gli uomini organizzassero mai), non ci sono i soldi (ma ci sono i genitori), anche organizzare la luna di miele è un casino (?!). Finite tutte le scuse – che io non voglio convincere a nessuno, ma non riesco a non rispondere a stronzate di questo genere – viene fuori dicendo che a lui non interessa molto, in realtà, sposarsi, e lo farebbe forse solo quando si aspetta un bambino. Ora, messo in chiaro che nel secondo caso io probabilmente lo lascerei perché non intendo fare una cosa del genere nemmeno sotto tortura, il mio dubbio è: se davvero non t’interessa, e sai che invece a me interessa molto, che ti costa? La risposta è tanto palese quanto triste. Gli interessa, ma evidentemente non ora, non con me, etc. E io non posso fare a meno di vedere le coppie di amici: ci sono quelli che non si sposerebbero mai, e sono d’accordo, e sono felici. Ci sono quelli che non l’avresti mai detto, e poi l’hanno fatto perché entrambi ne hanno sentito il desiderio contemporaneamente. Poi ci siamo noi, quelli sbilanciati. Desiderare, sentire qualcosa che l’altra persona non desidera o sente è semplicemente triste.

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