Ti amo. L’ho usato. E’ un modo di dire, dovrebbe contenere il mondo, ma è un modo di dire. L’ho usato, abusato, inflazionato, svenduto, ricomprato, barattato, espulso, riconvocato. Ripreso per i capelli. Per dire qualcosa. Per portarmi a letto qualcuna. Per riempire il vuoto che dicevo. Per pietà. Perché mi sembrava.

dire ti amo attraverso i decenni

« Ti amo »
« Come sai che è vero amore? »
« Perché mi sento nello stesso modo anche
quando diventi un’idiota »

true love : savage chickens
Questa mattina, entrambi sul tumblr. E mi girano e rigirano in testa e vorrei scriverci qualcosa ma non so bene cosa. Ché tanto ormai mi sembra d’aver perso del tutto la capacità di esprimere idee e sentimenti scrivendoli qui, se non occasionalmente.
Vorrei parlare di ieri sera, della sfuriata che gli ho fatto sempre sui soliti argomenti, del nervoso e della voglia di piangere allo stesso tempo che avevo, del monologo gridato e terminato con la porta sbattuta e con frasi come « dovresti arrivarci da solo » « sono stanca e ho bisogno che inizi ad aiutarmi », tutta una rabbia montata quando al ritorno a casa da lavoro, mentre lui aveva la sua giornata libera, mi sono messa a pulire e lavare il bagno per non accumulare tutto nel weekend, che vorrei ritagliarmi un momento di tempo per stirare.
E della cena silenziosa, di lui sul letto a leggere Soffocare mentre io guardo Lost nell’altra stanza da sola e quando vado a dormire lui è già addormentato. E mentre mi sto addormentando mi avvicino e lui mi abbraccia, e questa mattina alla fermata della metro in cui ci dividiamo il buona giornata con bacio è stato quello di ogni mattina.
E forse questo è solo un modo più lungo per dire quello che la vignetta qua sopra dice in tre battute.