E poi ci sono queste serate, sul balcone nel sole che tramonta, io sulla sedia con le gambe allungate sul tavolo, lui sulla panchina con i gatti che gli gironzolano intorno. Gli occhi che bruciano e la voce che si spezza, insieme a tante altre cose.  Le lacrime che si asciugano con l’aria fredda della sera, alzarsi e andare a cucinare. Smettere di parlare di futuro e iniziare a parlare di cibo e piatti da lavare. Ricerca di contatto fisico per allontanare il varco creato in qualche manciata di parole. Nuove coperte sotto cui dormire abbracciati. Non c’è una parola per questa sequenza di sensazioni, ed è giusto così.