E così la settimana di sole, caldo e acqua è finita. Non è nemmeno volata, perché quando si ozia tutto il giorno il tempo si dilata in questo modo incredibile che perdi il conto dei giorni ma è sempre tipo il primo giorno.
Abbiamo dormito tantissimo, abbiamo guardato moltissima tv spazzatura (prendeva solo rai1, ma non sarebbe cambiato molto prendere altre reti italiane), abbiamo mangiato moltissimo. Centinaia di croissant, ciambelle ricoperte di cioccolato, the caldi.
Per questa recensione andiamo per punti (così ho già le didascalie pronte per il photobook).
Albergo. La qualità a Sharm non è che sia mai stata eccellente, però o è scesa in generale, o è scesa almeno nel dare le stelle al nostro hotel. Non vale più di un 3 e mezzo. Nessun comfort in camera se si esclude il cuore o i cigni fatti con gli asciugamani dagli inservienti <3 Due letti singoli ed un assurdo tentativo d’estorsione alla ovvia richiesta di una camera matrimoniale. Non tutta questa scelta di cibo, ma non abbiamo comunque mai avuto nessun problema a trovare qualcosa di appetitoso ad ogni pasto. L’albergo è enorme, solo per andare a fare colazione e dover fare la salita fino alla reception passava la voglia, una volta in piscina poi l’idea di andare in camera per prendere qualcosa di dimenticato era assolutamente fuori discussione. La piscina riscaldata ci ha offerto l’opportunità di un bagno serale clandestino adorabile :) Qualcuno ha anche imparato a entrare nella piscina alta (1,60 non esageriamo) e a stare a galla senza aver paura (alla prossima vacanza lo mando direttamente a fare immersioni – e comunque io non so nuotare, ma sono bravissima a insegnarlo).
Old Market. L’esperienza esterna serale è stata un semi-disastro. Con 35€ nel portafoglio dopo tipo dieci minuti ci siamo ritrovati con 5€, un sacco di spezie e una stecca di sigarette. I soldi bastavano appena per il taxi, ma allontanarsi dai negozi sembrava impossibile, vuoi per l’ora – c’eravamo solo noi di turisti, vuoi per la disabitudine a ignorare tutti quanti e non rispondere nemmeno, che è come si dovrebbe fare. Lui si è impressionato molto. Essere circondati per strada da un gruppo pressante di egiziani dall’aria arrogante in Italia non dà l’idea di un’esperienza piacevole. Esserlo lì è tutta un’altra storia, è normale e caratteristico, ma mi sembra che ora più che anni fa si faccia fatica a perdere il pregiudizio; lui poi quando si fissa su certe cose è un caprone, quindi non è che ci sia stata una seconda chanche per nessuno: « non usciamo più » e la quesitone s’è conclusa lì (non abbiamo nemmeno visto Naama Bay :'( ). Io resto dell’idea che come popolo sia molto più amichevole e disponibile di come si possa pensare: la maggior parte delle persone incontrate comunque sono sempre state di una gentilezza squisita.
Quad nel deserto. Io non ho fatto altro che insultare il tizio che ci ha fatto il tour tutto il tempo, tra un urlo e l’altro. Il giorno dopo comunque ero tipo pronta da ricovero, roba che dovevo trascinarmi di peso da un letto all’altro e ho quasi finito il tubetto di arnica. Il viaggio però è stato carino, il the molto buono, il post ottimo per fare foto.
Le Piramidi. Questo tour di 24 ore, con partenza e arrivo in piena notte con un pullman in cui stavo a mala pena io che sono bassina nel sedile, è stato giusto un po’ sfiancante. Alla fine abbiamo visto le piramadi e abbiamo detto « uhm, belle. Ora andiamo a casa? ». In realtà siamo rimasti abbastanza delusi. Va bene che sono lì da 5.000 anni, ma passano la vita a raccontarti di come sono precise e tutto che tu ti aspetti un minimo di ordine, in quelle pietre. Invece sembrano tutte ammassate, più sale più sono di dimensioni irregolari e via di seguito. Magari 5.000 anni fa facevano un altro effetto, ma adesso a me sono sembrati solo grandi (nemmeno enormi) cumuli di sassi. Poi il fatto che siano praticamente in mezzo alla città, che siano circondate di inutili turisti che ci si arrampicano e si mettono in pose da egiziani è troppo, troppo svilente. Forse vederle al tramonto, in silenzio, darebbe più l’idea dell’importanza del luogo in sé; ma non è stato così. La sfinge invece, quella sì! Un enorme micio, decisamente più bellino (almeno lì han dovuto scolpire qualcosa) che sembra addirittura fatto di sabbia, come se con la prima pioggia dovesse sciogliersi e invece no, 5.000 anni (incredibile!!! riuscite a crederci?!?!? – la nostra guida era un esaltato di quelli all’ultimo stadio) e sta ancora lì a fissare il nulla.
Il Cairo. Certo non ti aspetti New York, quando passi al Cairo, però nessuno ti prepara per quello che vedrai. Io non so in che posizione sia di povertà nella classifica mondiale, ma temo non troppo bassa. Eppure una cosa così non l’avremmo mai immaginata, è una realtà talmente dura che perfino a ripensarci per scriverne sale un certo magone. Avrei voluto veramente scendere dall’autobus e fermarmi qualche giorno, camuffata, a girare per certe vie – non le più brutte, non avrei il coraggio – strette, piene di mercatini, colori, suoni, colme di gente che ci cammina invece di essere a lavoro, per rendermi meglio conto di come vivano. Per strada, cavalcavia incredibili per smorzare il traffico paralizzato e mercedes affiancate da asini che trainano carretti. Qualcosa di molto simile a una baraccopoli che dura mezz’ora di viaggio, sempre solo palazzi grezzi, tutti accatastati uno sull’altro, mai finiti, con capanne di cartone costruite sui tetti, immondizia ovunque. Leggo articoli qua e là eppure questa povertà devastante non esce da nessuna parte, l’abbiamo potuta vedere solo lì. Io non metto in dubbio che ci siano parti della città totalmente diverse, quelle in cui vivono probabilmente i proprietari delle mercedes o delle macchinine nuove e moderne che si vedono suonare costantemente il clacson per strada, ma noi, di due ore di traversata sul pulmino abbiamo attraversato solo questo genere di zone ed è stato come un pugno allo stomaco. Rivaluti, veramente, il valore dei tuoi soldi quando un bambino sporco, scalzo, che cammina nello scarico del cesso del mezzo su cui sei comodamente seduto, ti sorride dalla strada attraverso il finestrino dell’autobus e vorrebbe venderti uno dei suoi cammelli di pelouche ma anche solo salutarti e fare il simpatico. Pensi che prendere i tuoi risparmi, che nemmeno bastano per l’anticipo del mutuo della casa, che non averli non cambierebbe nulla, aumenterebbe solo di qualche anno la durata di qualcosa che pagherai per tutta la vita, non ti rendono né più ricco né più povero, ecco, li prendi e vai a darli a questo bambino per farne la differenza, una differenza abissale. Sistemare una vita con quelli che qua molte persone considerano poco più che spiccioli. Niente, son cose che non si possono spiegare. Ma ti fanno ricordare quanto accidenti sei fortunato, ad essere nato in un quando e un dove così comodo.
Il ritorno. Mezz’ora di pulmino per l’aeroporto e nessun fucile a pallettoni in dotazione, molto male.
Mezz’ora di burini che non han fatto altro che lamentarsi nel compilare la scheda di gradimento (da noi, ops! smarrita subito). “Vacanza di merda” perché non avevano pasta all’italiana cucinata ogni sera al ristorante. Io mi rendo conto che i deficienti in branco giochino a chi si lamenta di più per sentirsi più fighi, perché loro mica si accontantano delle cose normali, per loro solo oro e platino e petali di rose dove camminano. Però se davvero arrivano a valutare male una vacanza per l’albergo, per il tempo, per qualunque altra condizione atmosferico ambientale, devono avere proprio il nulla cosmico dentro per non poter sapersi fare la differenza da soli, per non saper stare bene grazie a loro stessi.
Noi siamo stati da dio.