C’è una cosa che mi rende molto, molto paranoica, e non è il non avere il controllo su tutto; cioè, anche quello, sì, ma quello è cosa nota e abbastanza normale. Questa è un po’ meno comprensibile. Eppure sono così da sempre, e ancora non capisco perché.
Sapere che viene fatto il mio nome in un luogo e momento lontano da me mi manda letteralmente fuori di testa. Ma da starci proprio male. E finché so che persona A che mi detesta sparla con persona B di me, ancora ancora: quello è il caso più lieve. E’ quando so che tra amici viene fuori il mio nome, che non capisco. E così tempesto il mio migliore amico di domande « ma perché parlavate di me? » « ma com’è venuto fuori il discorso? » e via di seguito; sarà che proprio non riesco a capacitarmene, io non so davvero.
E così io l’altra mattina, quando ho ricevuto un certo sms, sono andata in fibrillazione.
Abbiamo come protagonisti: AmicoM, vecchi(ssim)o amico, di quando avevo 13/15 anni – non proprio l’epoca più felice della mia vita, non proprio la compagnia più azzeccata della mia vita – e PadreA, il padre di jd. Ora, PadreA di me sa dove abitano i miei, come mi chiamo, che abito da qualche parte a Milano, che tipo di piastrelle mi piacciono e che mi faccio suo figlio. Ed ecco l’sms di AmicoM: « ma sai che sono qui con tuo suocero? ».
I due lavorano insieme, e ok. Ma come è mai possibile che venga fuori questa cosa in un discorso tra colleghi?! Non c’è davvero una logica sensata.

– Ciao! Prendi il caffè?
– Sì, grazie!
– Ma sai che mio figlio che non conosci e che non c’entra niente con te sta con una ragazza che si chiama xxx?

(eh vabbeh, sappiamo tutti come mi chiamo ma non gettiamo benzina sul fuoco, dai)

– Ciao! Giornata dura eh?
– Eh sì! Mi fai l’elenco delle seimila persone che conosci a Biella, provincia di 187.000 abitanti?
– … (due ore dopo) e xxx xxx …
– Ah, la conosco, esce con mio figlio!