E’ un inverno eterno alla mattina, quando con il corpo che ancora cerca il piumone stiamo sulla banchina ad aspettare il treno mai puntuale e sembra di essere in siberia, tutti con i cappucci bordati di ecofur alzati a riparare la faccia dalla nebbia congelata che si finge nevischio. E’ un inverno eterno quando la sera guido a intuito in mezzo al grigio uniforme, con le uniche silouette degli alberi che sembrano scheletri pronti a ghermire chi si dovesse fermare, tutto intorno. La primavera è lontana e allora passo le giornate ad accarezzare l’aria fredda e leggera, ascoltando musica a tema, sognando di dormire, senza grandi avventure, disavventure o grandi emozioni. Scivolando, come sul ghiaccio, in attesa che tutto torni a vivere.