Dopo il secondo caffè della mattina, nel bar sotterraneo, sali in metro, nel tuo cappottino nero e la borsetta rossa e la borsa per la palestra. Quando si chiudono le porte cerchi un angolo a cui appoggiarti e sorridi a lui nella banchina opposta che aspetta il suo turno per partire mentre alzi tre dita della mano a dire ciao. Poi ti giri, guardi i ragazzi, il vecchio stoicamente in piedi, le sciure sedute che ciaccolano, le ragazze bellissime che non sapresti dire se siano studentesse o modelle e finita la ricognizione apri il giornale. La metro parte, senti qualcosa stridere e vedi che è lo stesso violinista imperfetto cui ieri hai dato per errore 3 euro invece di qualche centesimo. Apri il freepress e leggi di Haiti, mentre l’aria sulla quarta corda di Bach si diffonde e ti scalda il cuore e gli occhi di un bambino ferito in mezzo alle macerie te lo bucano da parte a parte.