delle-vecchie-conoscenze

delle vecchie conoscenze

e dei lupi che perdono il pelo, decisamente, ma non il vizio.

Ieri dopo tanto tempo (diciamo pure anni) sono andata a prendermi un caffè con IlCespuglio. Chiamarlo con questo soprannome da tredicenne mi lascia ancora un po’ perplessa, ma dopotutto le persone e i luoghi di queste storie appartengono a quell’età, ed è giusto allora chiamarlo così. Riferirsi alla sua morosa come alla sua ex-moglie è ufficialmente una delle cose più strane capitate nell’ultimo decennio. Sentire le stesse cose di dieci anni fa quando mi appoggia la mano sulla vita per accompagnarmi alla porta della sua nuova sfavillante macchinina è una delle cose più rassicuranti dell’ultimo decennio, un punto fisso di cui non vorrei fare mai a meno. E’ quel riferimento di contatto fisico che non ho con amici di vecchia data, o con i miei genitori. Vedere che, matrimonio o no, non è affatto cambiato, è sempre la solita storia.

A  volte mi chiedo come sarebbe andata, con i mille se del caso, come quando mi scrive un sms con ehi birba. Poi quando lo vedo mi rendo sempre conto di come invece non sarebbe affatto andata. Il suo profumo è sempre lo stesso, eppure non mi sarebbe bastato. Che peccato.

dei-luoghi-bianchi

dei luoghi bianchi

E’ la prima domenica in cui posso non fare nulla. Nemmeno passare l’aspirapolvere, che se ne sta tutta rotta nel suo angolo. Dovrei farmi una doccia e cucinare dei dolcetti promessi a chi sta invece lavorando, e adesso per far passare il malditesta domenicale mi metterò sotto. Magari alzerò anche le tapparelle, e accenderò la televisione. Se penso che mi aspettano altri due giorni di nulla, di shopping con la mamma a cercare il mio pelliccioso regalo di natale, di cene a casa dei suoi e di passeggiate negli invernali paesaggi familiari, mi sento riposata come poche volte nella mia vita.

Che strano scrivere rivolti a nessuno, che nessuno sa di questo posto ancora! E’ un po’ come abbassare la guardia, sapendo che tutti quelli che leggono per cercare la debolezza su cui puntare l’ultimo post o l’ultimo gossip se ne stanno beatamente altrove. E io posso scrivere di pulizie, di braccialetti nuovi, di tinte per capelli, di riposo festivo senza sentirmi dare della stupida. So che potrei fare di più, nella vita. Anni fa, la zia del mio attuale fidanzatino mi lasciò un consiglio che mio malgrado non ho dimenticato: se ti viene dato un dono non dovresti sprecarlo. E io ne ho sprecati molti, forse perché il mio dono è di riuscire in tutte le cose che mi appassionano, e io ho la passione facile. Ho lasciato per strada tante cose, tutte per favorire quello che ritenevo, e ritengo, il più importante: la programmazione. E sì che dovrebbe essere solo un lavoro, ma per me è un impostazione di vita. E’ un dono che toglie tanto, toglie spontaneità, toglie ingenuità, toglie quella stupidità che a volte farebbe solo bene. La mia vita è una continua analisi e io, che già non ero la sensibilità impersonata, con il passare degli anni sono diventata fredda e metodica, e comunque sto bene così; a non star bene con questo aspetto di me, con quello che è praticamente l’unico aspetto, sono sempre gli altri. E adesso ho lasciato per strada anche questo. Non per recuperare qualcosa, non per cambiare quella che sono, ma perché quel consiglio secondo me era sbagliato. Io mi sento meglio a fare cose in cui non sono poi così brava. Cose come essere una buona compagna di vita, che ho ancora molto da migliorare.

delle-cose-che-finiscono

delle cose che finiscono

E così da ieri sera io sono una persona più libera. In riunione ci hanno chiesto disponibilità nel weekend, nella festa del patrono e quella dell’immacolata, ma almeno so che il giorno che sarò a casa di questi 4, dormirò. Non mi sveglierò alle 8 a programmare, non passerò la serata a rispondere sul forum o a leggere pvt di stupide discussioni con blogger. Non avrò la iobloggo statusbar che lampeggia lì in basso. Non dovrò più leggere che iobloggo fa cagare e sentirmi un po’ presa in causa nella mancanza di rispetto. Non dovrò più avere certe persone su msn, e vi assicuro, che dopo sei anni, questa considerazione mi ha fatta felice come poche cose.
E’ stata una bella esperienza, ma dopo tutto questo tempo le priorità, la situazione economica, tutto cambia. Quello che c’era di bello da prendere, l’ho preso. Ho conosciuto persone, reali e vive, con cui trovarsi a Firenze a mangiare la fiorentina è un piacere che non avrei mai creduto. Ho partecipato a raduni dove, nonostante le presunte coltellate dietro la schiena, quello che avevo davanti scaldava il cuore. Ho visto situazioni, ho imparato cose di php e dell’essere umano. Ora la community è cambiata, le generazioni sono cambiate, e di buono da prendere è rimasto poco (e no, i pesci in faccia non sono considerati buoni).
Ci sono altre cose, ora come ora, che mi rendono felice, appagata e realizzata. Arrivare a casa la sera e cucinare, fotografare, impegnarmi nel lavoro quotidiano, andare a guardare un film sotto le coperte con lui invece di dirgli ancora un momento davanti allo schermo.
Au revoir :love:

le mie notti sono migliori dei vostri giorni _ ministri

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