Per caso sono capitata nell’ottobre di cinque anni fa. Ho riletto i post di rottura con il ragazzo con cui vivevo. E pensare che dopo un paio di anni abbiamo perfino riallacciato i rapporti, l’ho, li ho, invitati a casa mia. Questo prima che mi minacciasse se non toglievo il suo nome dal mio blog per i post a suo dire calunniosi – scritti insieme, tra l’altro. Se prima di riallacciare i rapporti fossi capitata su quelle pagine di archivio, mi sarei risparmiata un bel po’ di incazzature, ma non ricordavo davvero nulla. E rileggere le parti in cui mi maledico per essermi dimenticata la natura fondamentalmente malvagia delle persone mi fa un effetto strano, mi mette all’erta. Chissà quante altre volte capiterà, o è capitato; non imparo proprio a non fidarmi: dopo due anni non ricordo nemmeno più i motivi della rottura, e dire che avrebbero dovuto essersi calcificati nella memoria per quanto facevano male ed erano umilianti.
E tutte le volte che ho voluto, per un momento, riporre la fiducia e cercare la verità sono finita così: umiliata, tradita, sfiduciata. Con questo, con l’ex, con l’attuale. Che ieri sera ha risposto alla domanda sul perché è sempre così con « le persone non mentono solo fino a quando non lo sai ». Tutto questo vorticare di pensieri mi fa concludere che la vita era migliore quando quella che faceva più male, sempre peggio dell’altra persona, ero io.