Non solo sono in ufficio (come tutti gli altri teorici giorni di ferie di questo natale), ma devo pure sopportare i 26,7° gradi che ci sono, e lo devo fare vestita per affrontare la temperatura che c’era di solito (qualcosa come -10°, invece del mouse usavo un pinguino vivo). La nota positiva è che non credo che il malumore di questi giorni possa peggiorare.

del natale
Questo natale è passato così, a far niente: ospite tutti i giorni, non ho nemmeno lavato un bicchiere.
Qualche litigio, una porta rotta da lui, un regalo quasi scaraventato dal balcone da me. Un litigio proprio come ai vecchi tempi, malvagità gratuite, grida e via di seguito. Poi aprire il suo regalo ha fatto scattare una molla per via della scatola, una molla parecchio stupida ma che mi ha fatto rivalutare alcune cose da un altro punto di vista. E no, non è per l’orchidea.
Per il resto … i regali sono stati quelli che mi aspettavo, niente di più o di meno. Deve ancora arrivare una giacca da fare su misura, da parte della mamma, e ci metterà un po’ considerando che ancora non mi sono fatta fare il preventivo.
Per i genitori di sua cognata sono andata a cercare un’orchidea, ne ho trovata una azzurra e mi sembrava così particolare che ho scelto quella. Ho fatto fare un bel pacchetto in azzurro e argento (il rosso mica ci stava bene), e la sera l’abbiamo messa insieme a tutti i regali a casa della cognata.
Il risultato? Natale mattina, chiedono « dovete dirci qualcosa? » O_o « qualche bella sorpresa? » e noi ancora O_o? Solo a noi praticamente non è venuto in mente che sembrava una felicitazione di nascita, e così pensavano che una delle due fosse incinta; andiamo bene
Sono ancora di umore altalenante, il ritorno in ufficio subito dopo le feste in una Milano deserta certo non ha aiutato, forse aspettavo qualcosa che non ho avuto; ma non so cosa.

dei ricordi dimenticanti
Per caso sono capitata nell’ottobre di cinque anni fa. Ho riletto i post di rottura con il ragazzo con cui vivevo. E pensare che dopo un paio di anni abbiamo perfino riallacciato i rapporti, l’ho, li ho, invitati a casa mia. Questo prima che mi minacciasse se non toglievo il suo nome dal mio blog per i post a suo dire calunniosi – scritti insieme, tra l’altro. Se prima di riallacciare i rapporti fossi capitata su quelle pagine di archivio, mi sarei risparmiata un bel po’ di incazzature, ma non ricordavo davvero nulla. E rileggere le parti in cui mi maledico per essermi dimenticata la natura fondamentalmente malvagia delle persone mi fa un effetto strano, mi mette all’erta. Chissà quante altre volte capiterà, o è capitato; non imparo proprio a non fidarmi: dopo due anni non ricordo nemmeno più i motivi della rottura, e dire che avrebbero dovuto essersi calcificati nella memoria per quanto facevano male ed erano umilianti.
E tutte le volte che ho voluto, per un momento, riporre la fiducia e cercare la verità sono finita così: umiliata, tradita, sfiduciata. Con questo, con l’ex, con l’attuale. Che ieri sera ha risposto alla domanda sul perché è sempre così con « le persone non mentono solo fino a quando non lo sai ». Tutto questo vorticare di pensieri mi fa concludere che la vita era migliore quando quella che faceva più male, sempre peggio dell’altra persona, ero io.



























