Non è che abbia messo la vita in standby; beh, non proprio. Mi alzo, vado a lavoro, cerco di mangiare il meno possibile, vado in palestra, fumo con le colleghe, torno a casa, gioco alla wii, guardo telefilm, riordino. Insomma, la vita è sempre la stessa. Nel weekend ci si divide un po’ da una parte e un po’ dall’altra, e poi capita come questo weekend che si sta da me a sistemare mensole e affari ikea. Cerco di pensare il meno possibile, per non rattristarmi. Perché è autunno, ormai, e la nostalgia arriva sempre come se fosse il primo acquazzone della stagione. Perché certi finali di stagione dovrebbero essere vietati a persone come me. Soprattutto finali sul futuro, dove in pochi secondi loro si risolvono la vita. Io più ci penso al mio, più mi rendo conto che niente sarà risolvibile senza sacrifici; e che probabilmente poco sarà gestibile come vorrei, poco dipenderà dalle decisioni e molto dal caso. E più mi guardo intorno, più faccio fatica a trovare un punto fermo in tutto questo vorticare che ormai, da mesi, mi sta sinceramente sfiancando. Mi faccio domande che non dovrei pensare, e so che questo non è mai un bene. E, quindi, arrivo ad aver paura dell’umore di cui mi sveglierò domani mattina, sapendo con quanta facilità potrei cambiare tante cose che, forse, invece, non voglio cambiare. Quante risposte potrei darmi a domande che non volevo fare. Per questo non scrivo, e cucino cupcakes.
delle mere soddisfazioni del lunedì
Chi di gossip ferisce di gossip perisce. Ma anche: il karma non perdona.
La prossima volta, il prossimo blog, qualcuno ci penserà due volte prima di sparlare d’una sconosciuta, forse.
E’ bello vendicarsi senza muovere un dito o impegnare un secondo. Basta solo aspettare.
della freddezza
Qualcuno dirà che non sono mai stata innamorata. La realtà è che lo sono sempre stata, più di una volta, a modo mio, sono stata male per giorni, per mesi, male come solo chi è innamorato può stare. Poi è passata. Sempre.
Quando ho rivisto jd, la terza o quarta sera, mi sono sentita dirgli, con quel poco fiato che restava da un abbraccio, che « mi era mancato moltissimo ». Razionalmente non era vero; razionalmente, nemmeno lo sapevo. Perché in quei mesi senza vederlo, avevo razionalizzato la cosa e per me, lui, era una cosa arrivata, sentita, passata, morta, che è il sentiero tipico e sacrosanto di tutti questi scampoli di passato.
E non è freddezza, ma è istinto di sopravvivenza, baby. E lo dovremmo avere circa tutti. Sarebbe molto salutare che lo avessimo.
Quindi rimango perplessa quando vedo cose come un ex che dopo più di un anno di separazione unilaterale, manda ancora mazzi di rose a casa della ex. Ogni settimana. O un ex che ogni tanto posta sul suo blog di come avrebbe voluto scrivere alla sua ex – me, nella fattispecie – dopo due anni e cose che mai, mai più nella vita – e non perde occasione per ricordare a se stesso di non aver voltato pagina nemmeno per idea.
Io sarò anche fredda. Ma voialtri avete dei problemi con le vostre vite.
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