Malaysia
Che si può dire di un posto così?
La Malesia è tutto quello che mi aspettavo, dopo i libri, dopo le guide, dopo Terzani, dopo i sogni, e qualcosa di più. Molto di più.
Arrivati in aereoporto di notte, ripresi dallo shock termico del passaggio dai -20° d’aria condizionata ai +50° percepiti nella fresca notte orientale, abbiamo passato l’ora di viaggio per l’albergo a guardar fuori e pensare ad alta voce a quanto sia tutto uguale, alla fine, il mondo. Arrivi lì carico d’aspettative, vorresti vedere pagode, solo palme, elefanti per la strada, cose mai viste e invece sono case, strade, asfalto, macchine, soldi, alberghi, reception, la stessa terra e lo stesso cielo del giorno prima.
E poi in dieci giorni, con le dovute pause di riposo in mezzo, vedi tutto il resto. Ascolti i suoni e senti gli odori, scopri i nuovi colori. Avremmo voluto portarne una bottiglietta una casa, piena di odore della Malesia.
Siamo entrati in un tempio taoista durante una qualche forma di preghiera, cerimonia. Il gruppo fuori suonava strumenti tipici e le due donne cantavano quelle canzoni che il nostro orecchio occidentale registra solo come strani suoni. Dentro, milioni di bastoncini piccoli e grandi d’incenso bruciavano su cumuli di cenere di altro incenso, in alto centinaia di spirali di incenso, nell’aria odore di cibo offerto in pile ordinate a qualche divinità e canti e suoni diversi, come se fossero tutti lì da soli e non si accorgessero delle altre persone che ci giravano intorno come se fossimo statue di pietra con il loro mazzo di incenso da agitare in punti che non sappiamo.
Abbiamo raggiunto Monkey Beach attraverso il piccolo parco Nazionale di Penang, camminando soli, per un’ora, in mezzo a piante equatoriali in un sentiero via via più rado, non sapendo dov’eravamo, incontrando paguri enormi e farfalle grandi come volti, sabbia fatta di piccolissime conchiglie, ed alla meta nessuna scimmia ma pescatori, gente sorridente dentro baracche e barche per riportarci indietro.
Abbiamo salito i 272 scalini di Batu Caves per arrivare alla grotta con il soffitto alto 100mt costellata di satutette indù di ogni colore immaginabile.
Ci siamo spostati in treno, in taxi, in traghetto, in monorotaia. Abbiamo visto albe, tramonti, scimmie, orchidee, frangipani. Abbiamo visitato tempi indù, buddisti, taoisti, antiche case, strade, piazze, quartieri coloniali, quartieri ultramoderni. Abbiamo mangiato malese, indiano, cinese, giapponese, occidentale (e abbiamo apprezzato solo l’indiano). Abbiamo avuto una camera in centro, con vista sulle torri, e una camera sull’isola con vista oceano, letti enormi, divanetti e poltroncine, torte al cioccolato con il servizio in camera e tantissimi the.
Malaysia

Sarei rimasta per sempre.