Questa mattina in coda per il passaporto, ascoltavo le storie di chi aveva il passaporto con la foto di un altro, di chi l’aveva chiesto a gennaio, di chi aveva portato le foto dei figli ma non gliele avevano messe, di quelli a cui sostenevano di averlo spedito ma non era vero, di quelli che al momento del ritiro il passaporto scompariva. E io pensavo: anch’io, anch’io, per favore. Voglio avere la foto di qualcun altro, il nome sbagliato, voglio che lo abbiano usato come sottotazza e poi buttato e adesso è troppo tardi per farne uno nuovo, eh vabeh, non si può cavar sangue da una rapa, che devo dire? non partirò, parti tu da solo, ecco la mia parte di soldi, ecco la mia parte degli alberghi, ecco le guide che ho comprato, toh, visto che non mi servono, ecco le medicine e i bagnoschiuma, tieni, ti regalo anche la valigia se vuoi, mi spiace, ho fatto quello che ho potuto ma si vede che doveva andare così. E’ il mio turno, senza staccare gli occhi dal libro faccio scivolare sotto il vetro il foglietto del ritiro e un secondo dopo sto firmando con il passaporto nella borsa, ce l’aveva lì sulla scrivania.