Eccomi di ritorno dalla mia settimana di vacanza a Londra ed eccomi a voi con un resoconto dettagliato. Partiamo dalle premesse:
1 – Io non sono il tipo da Londra, Londra non mi ha mai ispirata come città e avrei preferito ben altre mete. Per capirci, la mia vacanza ideale è in un residence a Sharm el Sheik: sole, snorkeling ma non troppo, buffet enormi e dormire tutto il giorno (prima in camera e poi a bordo piscina) pagando qualche € ad un cameriere che mi porti la colazione in camera ogni mattina. E questo fa capire come si arriva al punto
2 – Avrò anche 26 anni, ma sono una sciura dentro. Non mi stendo su un prato senza qualcosa sotto perché se è umido poi mi fanno male le ginocchia, alla sera alle 22:00 ho sonno e se proprio devo uscire preferisco rintanarmi in un locale a bere una birra da seduta. C’è stato il tempo del yeee rock&roll balliamo tutta sera ci droghiamo e facciamo i festini fino alle 6 del mattino, ed è ormai passato u_u

Parte 1: L’albergo

Noi alloggiavamo qui. Lo abbiamo scelto perché soddisfava i tre requisiti fondamentali: bagno in camera – vicino alla metropolitana – economico. La zona era carinissima: a due passi da Notthing Hill, la zona ovest di Londra io l’ho trovata adorabile <3, con tutte le sue casette caratteristiche e i mattoncini a vista, i negozietti, a due passi c’erano vie intere di ristoranti di ogni continente (eccetto ristoranti di cibo inglese – che poi, esiste?), non avrei mai pensato che fosse così calda l’atmosfera lì. Io Londra me la immaginavo molto più metropolitana e asettica. L’albergo era quello che ci aspettavamo per 35€ al giorno, anche qualcosa di più: spartano, piccolino, pulito, bagno nuovo, colazione semplice. Abbiamo anche avuto la fortuna di finire in una stanza che poi era da 3, quindi io dormivo sotto e tia nel matrimoniale sul soppalco. Basta non considerare la cameriera della colazione, cosa non bella da vedere la mattina appena svegli – pareva la sorella cattiva di Hitler. Probabilmente lo era. Ci ha sgridato per aver avanzato delle fette di pane, ci ha sgridato per aver messo due fette di pane nel tostapane, ci ha portato via vassoi interi, e alla mia domanda del perché continuava ad abbassarmi la durata della tostatura da 5 a 3 mi ha risposto che l’allarme antincendio era troppo sensibile (nonostante non avesse mai suonato in tutti i miei tentativi di tostare le fette a 5 di nascosto) :|
Conclusioni. Cercherei un altro albergo, ma sempre nella stessa zona. L’ho davvero adorata (oltre ad averne imparato tutte le lane, le avenue, le court, le place e le scorciatoie da Hyde Park, cosa da non sottovalutare in futuro)

Parte 2: Io e il mio corpo

Il viaggio in aereo l’ho fatto schiacciata contro il finestrino nell’ultimo posto di coda, profetizzando un « maledetto, adesso avrò maldischiena tutta la settimana per colpa delle tue spalle di seicento metri ». Beh, non è ancora passato adesso, nonostante 5£ di arnica prese in una farmacia enorme (sono tipo supermercati). In compenso, l’unico giorno di sole – mercoledì – l’abbiamo passato in albergo a dormire tutto il giorno perché non riuscivo a camminare: tendinite. Poi male alle ginocchia, ai piedi, e verso domenica accenno di tendinite anche all’altro piede. L’ho detto che sono una sciura, no?

Parte 3: Il tempo

Dico solo che appena arrivati, dopo la colazione al bar Diana (un inquietante baretto con le pareti tappezzatte di fotografie di Diana, saran state qualche centinaio), siamo andati a comprarci dei vestiti. E per vestiti intendo felpe, e fortuna che io avevo preso, in uno di quei momenti di « non si sa mai » che hanno tutte le riempitrici di valigie compulsive come me, il poncho di lana che uso qua in inverno. Per il resto, mentre domenica mattina andavamo in aereoporto è stato piacevole vedere che sarebbe stata una – l’unica – giornata di sole continuo della settimana.