Più cresciamo e più impariamo a conversare piuttosto che parlare. Siamo meno disposti a parlare di noi, di quello che succede, e lo facciamo con sempre meno persone. Perché dopo un po’ si scopre che anche le parole hanno conseguenze, e impariamo a risparmiarle; si scopre che tanti progetti, desideri, sogni, traguardi che sembrano ad un centimetro da noi, non li raggiungeremo mai; ci sono troppe variabili, troppe incognite, per essere sicuri del domani. E allora preferiamo non parlarne e aspettare che arrivino, o che passino, per poter poi dire che si è avverato quello che volevamo, o poter semplicemente non dire niente, sulle cose passate. Io sono in silenzio da un po’. Speravo che con lui le cose andassero bene, andassero meglio, ma avevo paura anche solo a pensarci. Non ho mai detto neanche al mio migliore amico cosa mi ha spinta a tornare da lui, alla fine, perché non ero sicura di crederci né ero sicura che ne valesse la pena. E adesso; magari domani finirà tutto e le cose che non ho detto, che non ho scritto, a cui ho pensato il meno possibile, resterebbero non dette e passerei oltre; però il fatto di sperare che ne valesse la pena è una cosa che ormai è arrivata; potrebbe andar via da un giorno all’altro, ma ne è valsa davvero, lo stesso, la pena, e adesso posso dirlo. Sono stata felice ogni giorno, in questi mesi, e vale tutto quello che succederà dopo.