di quello che continua a non funzionare

Si dice che il peggior giudice delle proprie azioni siamo noi stessi. Si dice che non dovrebbe essere così. Lo dicono i film, i libri, la coscienza collettiva insomma, no? Che si dovrebbe essere più indulgenti con se stessi. Poi però ti ritrovi lì con la frusta in mano e la schiena sgocciolante di sangue e ti chiedi: è questo il momento per essere più comprensiva verso di me? No, certo che no. Ovviamente il momento giusto è sempre quello in cui non ce n’è affatto bisogno e quindi mai. Vivo senza perdonare mai, vivo con questi piccoli cubi neri di rancore e future vendette che comprendono anche solo l’osservazione indifferente della inevitabile fine, tutti etichettati e impilati e non posso proprio non averne uno per me stessa, sarebbe ipocrita. La soluzione sarebbe perdonare gli altri per poter perdonare anche me stessa. Ma non posso farlo, non so come si perdona, non è una cosa che si impara o ci si impone. Ci ho provato, tante volte, molte in cui l’unica cosa che volevo era perdonare e dimenticare e non ho ottenuto niente; ho ottenuto di non vendicarmi, ma non ho mai perdonato, nè dimenticato, e ora che tutto è così dannatamente passato e lontano ho ancora comunque la scatolina nera lì, che ticchetta, pronta ad aprirsi in ogni momento, giusto un attimo di esplosione di rancore, rabbia, tristezza, per poi richiudersi e tic, tac, ancora. E le mie hanno il loro posto riservato. E anche se lo so che la natura umana è così, che tutti fanno così, che metà delle cose di questo mondo si basano proprio su tutto questo – a che servirebbero se no i cd di musica triste, oil gelato al cioccolato – io non riesco a perdonarmelo; perché se si può essere migliori in tante cose allora si può essere migliori anche in questo eppure, eppure io non ci riesco. Ci provo e riprovo e fallisco a ogni tentativo. Faccio un timido passo calcolato per evitare tutto quello che non voglio fare agli altri e come conseguenza invece di far crollare un mattoncino faccio crollare un muro intero.

5 commenti

  • efraim ha detto:

    Secondo me faresti meglio a considerare l’ipotesi che non esistano affatto le colpe. Né le tue, né le altrui. Le responsabilità sì, le colpe no. Potrebbe essere vero e, se così fosse, ci sarebbe la possibilità di amare e d’amore, altro che cunei di rancore: anche se tanti non tutti fanno così, non è detto che sia un buon modo di fare. Anzi, se guardi come va il mondo è detto il contrario e forse hai l’intelligenza e l’umanità per accorgertene e trarne le conseguenze, scomode ma felici. Ma vedi un po’ tu: ascolta, senti. Cioè, fa’ come vuoi, se ci riesci. Ecco, questo propongo: provaci. Ci riesci? Se no c’è un modo per riuscirci?

  • steff ha detto:

    non è per nulla facile perdonare, no. e lo dice uno che non perdona… però riesco a dimenticare.

    avevo una paziente, di 60 anni, che mi parlava di torti subiti 25 anni fa come se fossero avvenuti il giorno prima. non ti ridurre così

    ma non è vero che non si cambia, che non si può imparare, e se proprio non si riesce a fare una cosa si possono cercare soluzioni che aggirino questa difficoltà.

    e cmq solo i santi perdonano tutto e tutti: noi comuni mortali navighiamo tra le diverse sfumature che separano i due opposti SantaMariaGoretti e V!

  • Ste ha detto:

    Non c’è amore senza perdono… Se sei alla ricerca di stimoli su questo grande tema, ti suggerisco un libro che mi ha illuminato la strada: I fratelli Karamavoz. C’è questo e molto altro (se vuoi lo presto, ma non lo regalo )

  • freemaninparis ha detto:

    c’è un tempo per seminare…e un tempo per raccogliere.tutto ci capita quando siamo pronti.io continuerei a cercare.le domande hanno sempre le risposte,nn lontane,ma dentro di noi.bacioni

  • isaluna ha detto:

    Lavo via tutto, non so bene come. Dimentico. Ho una specie di spugna dentro. E non è che sono buona. Credo dipenda da questo: sono stata perdonata, tanto. Credo di aver imparato così.

    E adesso c’è questo piccolo Lucio, un bambino di nemmeno tre anni, che mi dà altre lezioni in questo senso: lui perdona, mi perdona. Ogni sbaglio, ogni scorrettezza (perchè sbaglio, sì, anche con lui). Lui perdona sempre, subito, come credo tutti i bambini piccoli. Dimentica proprio. Ha il colpo di spugna incorporato, gli è naturale.

    Insomma, credo che imparerai. Se sarai perdonata. Se sarai amata.

    E sarà tutto più facile, credo, se comincerai a perdonare te stessa. Ma poi viene da sè. Quando si è perdonati, quando si è amati.

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