Ripenso, penso e ripenso. Novembre è il mese dei ricordi, lo è sempre stato, lo sarà sempre. Cerco di distrarmi, mi sono procurata distrazioni più che a sufficienza per non dormirci la notte, in questo periodo, e ci riesco davvero; poi mentre cammino per strada una folata improvvisa di vento alza le foglie all’altezza degli occhi e io sento le vene che si sollevano e una scossa elettrica che mi attraversa e un battito fuori tempo e tutto si ferma, e i ricordi arrivano senza che io possa oppore la minima resistenza. Ricordi qualsiasi, ricordi di tutto, ricordi che incasello in colonnine precise sotto dei più, e dei meno. E la natura della prima metà di quest’anno è esattamente questa; i mesi che ho vissuto erano fatti, già mentre li stavo vivendo, della stessa sostanza di un ricordo; erano scivolosi, vischiosi, appannati, irreali ed incredibilmente distorti. Tutto questo, tutto quello che c’è stato, avrà avuto una sua qualche utilità che al momento, però, mi sfugge completamente. Tutte le volte che ho voluto cancellare il passato, che ho detto che era stato tutto tempo sprecato, non l’ho mai davvero pensato; l’ho sempre detto per convincermi, per curarmi, per curare gli altri, perché su una ferita va bene anche del sale, piuttosto che lasciarla sanguinare. Ma questa volta era sprecato davvero, ogni momento, ogni secondo, se non un paio di ore che pareva valessero tutto il resto. Questa volta è stato un esperimento fallito male e io non sono mai stata più felice di chiudermi tutto alle spalle come adesso. Senza nemmeno un ripensamento, questa volta.
Eh, Novembre. Il mese dei ricordi. Dei ricordi da ricordare, e di quelli da creare, come sempre.