Mio padre è del ’38, mi madre è del ’48. Loro, nel ’68, avevano 30 e 20 anni. Del ’68 abbiamo visto fiction, letto libri, guardato film. eppure non ho mai sentito i miei parlarne, né ho mai intravisto in loro qualche attinenza con quegli eventi. Mi sono sempre chiesta come mai; insomma, erano negli anni giusti, certo non abitavano a Torino o Milano e all’epoca la differenza tra le grandi città e i dintorni era indubbiamente più sentita, ma così tanto? Non capivo, non me ne capacitavo. E adesso è da un po’ di giorni che ci penso. Stamattina, il mio problema più grande è che non riesco a ordinare il copripiumino perché non mi accetta la carta di credito. Penso a questo mentre leggo questo articolo e sento i cortei che passano qua sotto e penso a come qualche giorno fa mentre gli studenti invadevano pacificamente stazione Cadorna io a 100mt di distanza in linea d’aria sceglievo cosa prendere alle macchinette del caffè e parlavo di scarpe. Sono estranea a tutto questo in un modo così totale che fa quasi impressione, e allora capisco come dovevano esserne estranei i miei genitori. La politica mi interessa e lo spirito combattivo l’ho sempre avuto, ma la mia vita e le sue piccole cose, il lavoro, la casa, il treno, i weekend, vengono prima di tutto questo.