La parte di libro letta in treno questa sera mi ha lasciata di quest’umore. Sono sere che torno a casa serena, anche sotto la pioggia, che sorrido alle foglie per terra; sorrisi tristi ma sempre sorrisi; sembra non stia andando bene niente, in realtà è che non c’è niente da far andare ed è sicuramente meglio. Invece questa sera niente sorrisi alle foglie, niente goccioline portate dal vento o canzoni belle nei due minuti di strada dalla stazione a casa, niente respiri dell’aria autunnale a pieni polmoni. Sguardo basso, spalle strette, mani in tasca a osservare la mia ombra che va inesorabilmente più veloce di me, come tutto i resto intorno; vada pure. Io mi sono fermata già da un po’ e preferisco starmene qui a fingere di non osservare, a fissare lo sguardo su un punto lontano e vedere solo con la coda dell’occhio tutto quello che vibra e vive intorno. Stasera mi sento come una scatola che, vuota da tanto e forse anche da sempre, a forza di tempo si è prima incurvata e poi appiattita un po’ per volta sotto il peso del resto, anche perché la forza di tenersi su per conservare uno spazio vuoto viene facilmente a mancare. Mi sento anche un’ingrata per sentirmi così quando in questi giorni ci sono invece cose che sembrano messe lì apposta per farmi stare bene; è che mi fanno star bene, ma non bastano, non bastano mai, è sempre troppo poco.