Bottino della giornata. Una candela a forma di palla. Delle decorazioni di zucchero a forma di fiori e animali. Dei ravioli di gamberi e degli spaghetti di riso. Una ricevuta di una prenotazione da confermare. Un quarto di latte fresco. Quattro libri, nessuno della lista; non l’avevo con me, e così sono andata avanti a testa bassa con Palahniuk, Yoshimoto e Murakami. E adesso un maldistomaco che non si racconta per la pietra che ci si è parcheggiata sopra mentre singhiozzavo davanti alla tv. Non sono ancora pronta per queste emozioni; non che prima lo fossi particolarmente, ma era un piangere che liberava, che faceva bene, piangere sulle storie raccontate da altri, anche se dentro ci mettevo sempre un po’ della mia. Però ora sono sassi che cadono per restare, sullo stomaco, su gambe e braccia, sulla testa e sul cuore. Cadono sui pensieri cupi di oggi, così come d’un tratto è calato il sipario su tutto quello che avevo, che trattenevo, intorno; sipari caduti senza nemmeno poter vedere cosa c’era dietro, prima che si accendessero le luci, e sipari volutamente sigillati con i fili di cui sono fatte le singole vene che continuano incuranti a pompare sangue dove c’è il deserto.