Usare un computer decente con una connessione decente da casa dei miei mi fa tornare indietro di 7 anni, quando avevo l’iMac prima edizione ed il 56k a sbafo della scuola ed era tutto decente e decoroso per l’epoca. Adesso qua mi ci sono pure installata msn e sto cercando di insegnare a mia madre ad usarlo, il che rende tutta la storia del flashback molto irreale. I miei sono anche usciti per andare a una fantasmagorica mostra di diapositive sulla montagna (sarei andata anche io avessi avuto una pistola per spararmi dopo il primo minuto). Loro sono usciti quindi io sono qua che aspetto da sola al gelo e al buio di questa casa gigante e scricchiolante che arrivino a prendermi tra troppo tempo, seduta sulla sedia che ha la fossetta proprio in quel punto dove le ossa mi sporgono più da un lato che dall’altro. E non so che fare nonostante ci sia internet – è sabato sera e nessuno è online, quindi mi annoio e mi metto a sistemare il mio raccoglitore di post altrui e a leggerne qualcuno di quelli vecchi, provando lo stesso dettaglio di emozione ogni volta. E ascolto certe canzoni scoperte da poco e mi chiedo perché niente possa essere come lo voglio io. Perché quello non possa essere come lo voglio io. Mi dicono che non sopporto la routine e me ne lamento troppo. Io vorrei solo una non routine dei sentimenti. Vorrei un crescendo iniziale e vorrei che da quel crescendo ci fosse poi una linea dritta, non una discesa, dritta, con le sue punte; ma che non siano sempre solo verso il basso. Vorrei sentirmi anche solo per un minuto, ogni tanto, come il ritornello di questa canzone, che arriva così potente, di punto in bianco, per poi tornare alla tonalità cantilenante iniziale poco dopo. Non è una cosa che non mi è stata data, è solo una cosa che non ho saputo provare quasi mai. Per il momento, per la persona, per tutto.