Cose a caso. Quando scrivo twitter in firefox, il furbo firefox che ti fa vedere gli indirizzi più rilevanti prima (in ordine di visite, i guess) i primi due, prima della mia stessa home, sono della nemica e dell’ex, complimenti vivissimi a me e al non portar rancore e al non cedere alle tentazioni. Volevo un laccetto di pelle nera da legare al collo, di pelle morbida, sottile; poi ho pensato di metterci in mezzo un paio di separatori d’argento, facendogli fare poi un paio di giri; poi ho visto quelle foglioline che imploravano « compramiii »; e così con i miei 14€ circa di spesa ho ordinato su etsy il mio futuro feticcio hand-made. Penso a chi legge questo blog, probabilmente, e un giorno leggerà un post – come già capitato un paio di mesi fa – e penserà che il periodo luttuoso è finito e sto ripartendo da zero e magari se ne dispiacerà un po’ – disse – penso a questo e penso che anche dovessero passare anni prima di scrivere un post simile, io la mia ricostruzione la sto già facendo, perché il silenzio e l’assenza sono la miglior cura per queste cose. Stasera mentre andavo al supermercato rimuginavo su corde troppo tirate e su eventuali cose da mettere in chiaro con certe persone; mentre tornavo a casa in macchina la conclusione è stata « che tirino »: un giorno la corda sarà lunga abbastanza da potercisi impiccare da soli, e allora le cose avran fatto il loro corso e io non mi sarò dovuta imbarcare in discussioni inutili. Ho fame, e ho il latte fresco che aspetta solo che mi stacchi da qui e finisca di far le pulizie. Ho parole di una canzone, di tutte le canzoni, che mi girano in testa, sono le parole più inflazionate della terra, ma è una cantilena che resta qui e crea post immaginari che non scriverò. Sul mi manchi, mi manchi da troppo tempo e la strada per convincermi che non esisti è lunga, sì, ma non infinita.