Non libero la sedia e non mi metto gli occhiali perché tanto, dico, non ho tempo e do solo un’occhio veloce. Dopo un quarto d’ora che sono inginocchiata per terra e che sto a tre centimetri dal monitor per leggere mi abbandono all’evidenza. Adesso mi metto gonna, calze nuove a righe, che finalmente le ho trovate (anche se non parigine… sopporteremo), stivali nuovi, una maglia qualsiasi e mi guardo la prima puntata della nuova serie del dr. House mente aspetto che tia – e qui sembra effettivamente una donna – sia pronto per andare poi a trovarci al cinema a Vercelli. Mentre rientravo, notando i nuovi lampioncini nel vialetto di casa ormai terminato, mi rendevo conto che effettivamente l’ipotesi di un virus non è poi così malsana. Ci sono giorni dove incontri solo stronzi, che ti vogliono uccidere sulle strisce pedonali, sugli scalini della metropolitana, che hanno sempre più fretta di te in coda, che ti guardano storto. Poi ci sono giorni dove trovi solo gente gentile, che saluta – poveri, sapessero, che io non ho la più pallida idea di chi siano dei miei troppi vicini – o gente che ti da consigli su dove prendere le sigarette e ti saluta sorridendo. Il virus della gentilezza ogni tanto lo spruzzano e chi non è vaccinato ne subisce gli effetti per qualche ora, rendendo la vita più serena a me. Che, per la cronaca, ne sono assolutamente immune.