Alle volte conosciamo così poco le persone. I contatti si perdono, è vero, ma dopo anni insieme si pensa di aver imparato cose che, bene o male, non cambieranno; carattere, affetti, priorità nella vita, queste cose. Poi dopo secoli, di colpo, scopri che non era così, che non sapevi niente di niente, che non avresti mai immaginato che quella persona pensasse e provasse quelle cose che vedi ora, nero su bianco; e tornano in mente ricordi lontani, e vecchie emozioni – e non stiamo parlando delle emozioni di un tramonto, no, piuttosto quelle emozioni che ti inchiodano a una sedia di un ufficio con il cellulare che suona perché vogliono una risposta e alla fine butti lì una scusa che ti farà arrossire di vergogna per sempre, visto che non puoi più cambiarla e il tempo è andato; e io ho ancora la mia azione ora da fare, dopo così tanto tempo, e mi dico ogni volta che è meglio aspettare perché andrei lì, sì, e piangerei, sì, ma per le cose sbagliate, ed è tanto, troppo, tempo che è così.